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"Silvio finirà impiccato
alla corda della Lega"

Casini, Pezzotta e i candidati varesini dell'Udc (Foto by Enrico Scaringi / Varese Press)

VARESE (s. ba.) Nella Varese-culla-del-bossismo, confessa senza remore: «Sono molto antileghista». In una Lombardia di storica osservanza berlusco-formigoniana, ammette con ferma determinazione politica: «L'Udc sta confidando nel dopo Berlusconi? Certo». Pier Ferdinando Casini ha lanciato ieri pomeriggio dal Palace hotel la volata del candidato presidente centrista Savino Pezzotta e della pattuglia dei sei varesini in lista per la provincia dei sette laghi menando fendenti a destra e sinistra («il centro no, quello siamo noi», l'ha preceduto l'ex leader della Cisl).
Dal pifferaio magico Di Pietro che si trascina il plotoncino Pd-sinistra-popolo viola («la replica, a due anni di distanza, della fallimentare esperienza politica dell'Ulivo») in una piazza dove «compaiono cartelli contro il capo dello Stato» a «zio Silvio e soci», rei pure loro di prepararsi a manifestare in un'altra piazza «contro errori che hanno loro stessi commesso nella presentazione delle liste». Un bipolarismo al quale il leader dell'Unione di Centro imputa la responsabilità «di un'epoca di effetti speciali e fuochi d'artificio» ma incapace d'affrontare i problemi della gente. O meglio - e qui arriva l'affondo più severo - «capace di fotografare i problemi, aplificarli e proporvi finte soluzioni».
Il bersaglio è il Carroccio, nemico politico («personalmente, tra loro, ho degli amici, come Giorgetti») e promotore d'una politica diversa da quella dell'urlo delle piazze: «La Lega - argomenta - con una mano aiuta Berlusconi sui temi che a lui interessano, come quelli della giustizia, ma dall'altra stringe progressivamente il cappio attorno al collo del premier». Come? «Dopo il grande successo elettorale che si prospetta sarà difficile per Berlusconi contenere le pretese leghiste». Per arrestare l'accerchiamento di un Veneto e di un Piemonte verdi in pectore, assicura Casini ad una sala stracolma e bollente (per il caldo), c'è dunque solo «l'alternativa di un centro che è soprattutto un investimento per il futuro». Il presente, d'altronde, è di problemi irrisolti ai danni delle famiglie («che hanno sopportato il peso della crisi») e degli italiani, che aspettano riforme vere. Ma anche di spot «nei quali il premier è un maestro, ma nei quali esagera talmente da non risultare credibile neppure quando fa le cose che promette, come in Abruzzo». E di «fine soluzioni».
Quelle della Lega in primis, «che nel denunciare disagi oggettivi ed esasperazioni che anche noi vediamo, come le periferie dove gli stranieri sono sempre di più, non propone soluzioni ma «instilla droga nelle vene della gente che ha già paura». E dà risposte poco efficaci «come le ronde, che a Varese non ci sono» o «la legge sull'immigrazione clandestina, servita solo a far vedere che lo Stato ha la faccia feroce». O, ancora, «lo sciopero fiscale annunciato a suo tempo contro gli studi di settore», salvo poi «lasciarli immobili in tempi di crisi». C'è poi il capitolo, «doppiopesista», della «difesa del crocefisso e della Chiesa un giorno e dell'accusa di essere un musulmano al cardinale Tettamanzi il giorno dopo». Un tema caro, questo, a Casini, che prima del comizio sceglie d'assistere alla messa prefestiva dai salesiani e non manca di lanciare frecciate a chi s'è accostato al partito nato «sul predellino e sul culto della personalità», salvo «poi dire che il Pdl non è un partito». Niente nomi ma in sala c'è un brusio.

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I commenti dei lettori (1)

  • 1 | attila200038 - Messaggi (1) - 14-03-2010 - 12:08h

    con tutto rispetto dll'onorevole casini a lui chiedo una cosa sola da che parte sta' e' facile mettersi al riparo senza rischiare niente solo parlare e trovare i difetti a cose fatte siamo capaci tutti decida su che barca deve andare e non solo criticare a cose fatte grazie

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