VARESE Benedetto fu l’occhio clinico di un bancario. Altrimenti chissà quanti varesini sarebbero caduti nella rete del 21enne rumeno, giovane eppure già maestro nell’arte di clonare bancomat e carte di credito.Mercoledì, poco dopo le 19, il ragazzo è stato acchiappato dalla squadra volante dopo un inseguimento da via Veratti a corso Matteotti. Poco prima era stato notato nei pressi dello sportello bancomat della Banca Popolare di Bergamo, in via Veratti. Sembrava che sorvegliasse qualcuno. Ad annotarsi mentalmente il comportamento del giovane era stato un bancario che stava effettuando un prelievo. Forse anche l’aspetto del bancomat aveva insospettito l’impiegato. Fatto uno più uno, ha telefonato al 113.L’apparizione delle volanti ha messo in apprensione il rumeno: prima ha finto indifferenza, poi è scappato come se avesse il diavolo alle calcagna. Ma inutilmente. Una volta capito di non avere speranze di fuga, si è arreso ed è stato arrestato. Dentro le tasche del ragazzo sono stati trovati una spatola e uno strano frontalino: due fra i suoi suoi arnesi del mestiere.I successivi accertamenti hanno ricostruito il quadro. E’ emerso che il romeno, giunto dalla provincia di Torino, aveva già almeno un precedente specifico sulle spalle.Al bancomat della Popolare di Bergamo aveva installato due congegni. Il primo, il frontalino, era stato posizionato sopra la fessura che legge le bande magnetiche delle
tessere. Grazie a un minilettore e a una piccola scheda di memoria, riusciva a copiare i codici segreti non appena questi venivano passati attraverso il lettore. Il secondo congegno era un sistema di microtelecamere fissato all’interno di una sorta di frontalino posizionato sopra la tastiera: così, anche grazie a una banale pen-drive con presa Usb, riusciva a memorizzare i Pin non appena questi venivano digitati.Grazie ai due codici, per lui sarebbe poi stato un gioco da bambini clonare i bancomat e utilizzarli per effettuare prelievi ai danni dei legittimi proprietari dei conti. E in effetti sono state sequestrate, fra le sue disponibilità, diverse carte magnetiche: se siano autentiche o clonate, lo stabiliranno gli esperti negli prossimi giorni. La questura ipotizza che il rumeno non agisse da solo. E ipotizza anche che avesse già portato a termine l’inganno in altri sportelli di Varese. Ma su questi aspetti le indagini sono ancora in corso.Di certo si sa che in via Veratti i suoi marchingegni erano in azione da circa quattro ore. La Popolare sta già contattando i suoi clienti che, in linea potenziale, potrebbero essere a rischio truffa. Altri istituti di credito stanno mettendo in atto procedure simili. Secondo gli investigatori, infatti, il rumeno (e i suoi presunti complici, ancora da individuare) operavano in città da almeno tre mesi.
s.bartolini
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