VARESE Sono in atto le trattative per trasformare Villa Mylius nella sede della Fondazione Marchesi, una sorta di «polo del gusto e dell’arte» diretto dallo chef Gualtiero Marchesi in persona. Si prevede dunque il restauro della villa, ma anche la costruzione di un padiglione esterno per ospitare eventi per 300 persone, nonché la realizzazione di un parcheggio (un progetto preliminare di parcheggio è stato approvato dalla giunta comunale il 23 febbraio scorso). La Fondazione Marchesi ha debuttato ieri, durante la festa dell’ottantesimo compleanno di Gualtiero Marchesi, il padre della nuova cucina italiana. Il progetto pensato per Villa Mylius è una sorta di proseguo ideale di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, con la differenza che le iniziative si rivolgerebbero a un’utenza ampia. Ci sarebbero laboratori sensoriali di educazione al gusto per bambini in età prescolare. I cuochi potrebbero frequentare master sul rapporto tra cucina e arte e il pubblico eventi sulla cucina come mezzo espressivo. La Fondazione vanta la collaborazione di scultori, architetti, pittori e musicisti di importanza internazionale. Villa Mylius, di conseguenza, è stata adocchiata dalla Fondazione anche per la vicinanza con l’aeroporto di Malpensa. Non ultimo, Varese è in posizione strategica rispetto ai due ristoranti di Gualtiero Marchesi (uno si trova tra Bergamo e Brescia e l’altro a Milano), che vorrebbe essere presente a
Villa Mylius il più possibile. «In due mesi, al Castello Sforzesco, alla mostra “Storiae d’Italia – Gualtiero Marchesi e la grande cucina italiana”, sono previsti 30-40 mila visitatori. Portare gli stessi numeri a Varese non è così facile, ma pensiamo che un’iniziativa di questo tipo possa avere un riscontro importante. Si tratta di eventi nuovi, la cui risposta di pubblico è molto alta» conferma Enrico Dandolo, amministrazione delegato, vicepresidente e fondatore della Fondazione Marchesi. Ma dove trovare una sala abbastanza grande per far accomodare i visitatori? «Diciamo che quello che serve è uno spazio per organizzare eventi con trecento persone. Si sta pensando di realizzare nel parco della villa una tensostruttura, piuttosto che una sala molto bella, “a vetrata”, in collegamento con il parco che continuerebbe ad essere aperto al pubblico». Nelle stanze della villa troverebbero spazio i laboratori, le sale concerto, una biblioteca e una esposizione di strumenti musicali. Nei desideri degli organizzatori c’è anche quello di mantenere stabilmente un modulo della mostra monografica ora a Milano. «Nelle spese di restauro saremmo supportati da istituzioni, aziende e fondazioni private» conclude Dandolo. Per quanto riguarda il procedere delle trattative, il Comune si è candidato a mettere a disposizione la villa e ha dimostrato la massima disponibilità. Non si esclude che il progetto decollerà a breve. Adriana Morlacchi
s.bartolini
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