L’atto finale del Busto Arsizio Film Festival vede dunque trionfare “East West East” di Gjergj Xhuvani, coproduzione italo-albanese molto apprezzata dal pubblico. La storia di questo sciamannato gruppo di ciclisti che resta bloccato nella no man’s land tra i confini italiano e jugoslavo, ha divertito e coinvolto in una riflessione sull’assurdità delle frontiere. Si aggiunga una sorta di preventivo affetto bustocco nei confronti del film, che proprio al Baff dell’anno scorso venne annunciato da Enrico Ruggeri, autore della colonna sonora. Quest’anno il concorso presentava almeno altre due opere meritevoli del primo premio: “La pivellina” di Tizza Covi e Rainer Frimmel e “L’uomo fiammifero” di Marco Chiarini, ma il primo titolo si era già visto in molte altre rassegne, specie internazionali, mentre l’opera di Chiarini sta già avendo una sua seppure sporadica circolazione in qualche sala attraverso il meccanismo della distribuzione sociale. Il fatto che “East West East” sia un inedito assoluto rappresenta il valore aggiunto di un premio meritato. Restano i dubbi di sempre sulla natura del concorso del Baff. L’idea di proporre film italiani poco noti, mal distribuiti, difficilmente visibili altrimenti, è senz’altro nobile. Ma forse, a ben pensarci, che un concorso siffatto lo vinca un titolo albanese è la metafora della povertà di una cinematografia, la nostra, sorretta da punte dell’iceberg, due o tre cinepanettoni che reggono finanziariamente tutta la baracca e troppi film-peones destinati
all’oblio.Quella del “giovane” cinema italiano ci sembra una scelta strategica della direzione artistica di Vittorio Giacci, inutile quindi ricamarci su. Quest’anno, tutto sommato, e a fronte di visioni davvero ingiustificabili nel concorso di un festival (“Aria” di D’Annunzio, “L’ultima estate” di Eleonora Giorgi…), il livello della selezione è stato dignitoso. Resta da dire delle più generali ambizioni di un Baff che supera la sua ottava edizione. Nonostante una crisi economica che colpisce pesantemente il settore culturale, la kermesse bustocca mantiene un contributo pubblico piuttosto alto (circa 100 mila euro solo dal Comune): avrebbe quindi i mezzi (e le persone) per pensare a un salto di qualità, scrollandosi di dosso i vizi e i vezzi da super-cineforum (con tanto di “tema”) che ancora la caratterizzano. Invitare una star (Murray Abraham) e omaggiarla con un suo film doppiato in italiano (!), e magari neppure nella versione di montaggio definitiva (è successo con “Amadeus”), è da super-cineforum, non da festival. Chiamare personaggi di enorme livello come Luciano Vincenzoni e far loro commentare qualche film invece di organizzare una retrospettiva, un convegno, magari pubblicando un libro, è da super-cineforum, non da festival. Il lavoro che il Baff sta facendo sul territorio, come più volte ribadito, è ottimo; ma se si vogliono infrangere frontiere, come insegna il film che ha vinto, magari interessando qualcuno oltre Legnano, sarà d’obbligo un cambio di rotta.Mauro Gervasini
m.lualdi
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