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Riceratore senza soldi a Varese
va in Svizzera a fare il maestro

VARESE - Da Varese alla Svizzera in cerca di un lavoro sicuro (Foto by Enrico Scaringi / foto enrico sc)

VARESE Laureato, specializzato, dottorato e assegnista grazie ai fondi della Regione. Ma il ricercatore dell'università varesina, o meglio, ex ricercatore, lascia tutto per fare il maestro alle scuole medie. In Svizzera. Lì d'altra parte prenderà 3 mila franchi al mese. Ma non è questione di paga. È questione che qui non avrebbe proprio incassato il becco di un quattrino.
Si chiama Pietro Ceccuzzi e tra l'altro è uno dei maggiori conoscitori del lago di Varese; per intenderci, è quello che nell'estate 2008, proprio dalle pagine di questo giornale, aveva lanciato l'allarme per l'invasione dei gamberi della Louisiana, all'epoca decisamente sottovalutata dalle stesse autorità competenti. Ebbene, il nostro ricercatore a dieci anni esatti dall'inizio dell'università ha fatto le valige. «Se mi avessero detto che c'era un assegno per me l'avrei preso a occhi chiusi, domani mattina – spiega Ceccuzzi – L'ambiente era bellissimo, le persone fantastiche e il lavoro era proprio il mio. Sto male a doverlo piantare così, anche se andrò a fare una cosa che mi piace con prospettive di crescita e prenderò uno stipendio che da noi è impensabile».
Ha preso la laurea magistrale in biologia nel 2004. Poi aveva fatto un anno di contratto co.co.pro per l'apertura di un laboratorio sull'allevamento dei pesci proprio all'Insubria, e aveva continuato nel 2005 grazie ad bando di concorso per un dottorato terminato nel 2008. Da lì, dopo qualche mese scoperto, se l'era cavata con un assegno di ricerca pagato con i fondi della Regione (sempre concentrato sul lago e sui persici in particolare), che è scaduto nel mese di luglio. Ma Pietro lo sapeva che non gli sarebbe stato rinnovato. E così ha iniziato a cercare. L'idea inizialmente era quella di trovare una soluzione tampone per ovviare alla situazione temporanea e portare a casa uno stipendio sperando poi di poter continuare sulla sua strada.
«Era da marzo che stavo cercando veramente ovunque, ma i lavori che mi hanno proposto erano qualcosa di allucinante. Prima ho trovato posto in un'azienda di Bologna per andare in giro a vendere macchinari contro la cellulite. Lo stipendio era di 1.100 euro al mese senza rimborsi spese o benefit per vendere in una zona di mia competenza in Lombardia». Meglio forse fare il magazziniere, ha pensato lui, e così ha chiesto ad un supermercato. «Alla prima selezione c'erano 140 persone, due venivano apposta da Napoli. Siamo arrivati in fondo in due, all'ultimo colloquio il responsabile era sbalordito dal mio curriculum e mi ha consigliato di lasciar perdere». Poi, parlando con una compagna di corso che era espatriata per insegnare in Svizzera, ha sentito che stavano cercando maestri per un corso estivo di matematica.
1.200 franchi per 10 giorni di lezione, e a settembre servivano insegnanti. «A pieno regime si arriva a circa 3 mila franchi. Ma non è questione di soldi. Tant'è che devo chiudere il progetto con l'università e ci lavorerò da non pagato fino in fondo, è questione di serietà».
Francesca Manfredi

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