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Il tesoro del guru
è in Liechtenstein

La Guardia di Finanza, su ordine del magistrato, pose sotto sequestro la Cascina Respaù, sede della comunità Crisalide fondata da Waldo A. Bernasconi nell'agosto 2007 (Foto by Pozzoni Carlo)

Il tesoro racimolato nell'arco di dieci anni con la proposta di cura neoreichiana di anoressiche e bulimiche, Waldo Bernasconi l'ha messo al sicuro in una banca del Liechtenstein. A dirlo, ieri mattina in aula nel corso della seconda udienza a carico del guru dell'anoressia e dei coimputati in un processo in cui si contesta una maxi truffa ai danni di centinaia di ragazze, è stato il pubblico ministero Mariano Fadda.
«Lo snodo che ha consentito il trasferimento dei soldi da Casadap (la struttura realizzata all'ombra del Baradello ndr), dal Forum Crisalide e da SanaVita verso il Liechtenstein è la società svizzera Terapica sa, amministrata da Sonja Bernasconi», la moglie dell'ideatore di una galassia popolata di milioni di euro: poco meno di 13 milioni, di cui oltre sei finiti al caldo dei forzieri dell'impenetrabile - per la giustizia italiana - principato incastonato tra Svizzera e Austria. A sostegno della sua tesi il pubblico ministero, che accusa Waldo Bernasconi di associazione a delinquere, truffa aggravata, violenza sessuale, esercizio abusivo della professione di  medico, dietologo, psicologo e di psicoterapeuta, ha chiesto - e ottenuto - di depositare tra gli atti del processo gli accertamenti bancari eseguiti su rogatoria in Canton Ticino sulle società riferite alla galassia Bernasconi.
L'accusa, nel corso dell'illustrazione delle prove e della lista testi a carico non solo del guru, ma anche degli altri sei coimputati (la moglie Sonja, la figlia Diana Wiesner, Piero Billari, Silvia Agoletti, l'attore Isaac George e Giuseppina Carlevaro), si è poi concentrata sui titoli accademici del "professore" di Lugano. «Questo - ha esordito Fadda - è come un processo per guida senza patente. Non conta nulla, qui, sapere se Bernasconi sa o meno guidare, il fatto è che mentre guidava non poteva farlo: perché non aveva i titoli». Il processo s'interrompe per due mesi. Riprenderà con l'anno nuovo.

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