Rimani aggiornato! Puoi essere avvisato quando viene inserita una notiza di tuo interesse:

Il giorno tanto atteso
è finalmente arrivato

VARESE - Un giorno speciale per tutta la città, sarà difficile dimenticarlo (Foto by Enrico Scaringi / Varese Press)

di Andrea Confalonieri

È il giorno da raccontare ai figli, una partita tra gli dei, anzi tra Dea e Sacro Monte nel cuore di una città in delirio. Varese-Atalanta è come il primo amore, nessuno se la scorderà mai. Non capiamo come abbia fatto il presidente Rosati a dubitare anche solo per un secondo sulla capacità dei varesini di "divorare" l'evento riempendo lo stadio, mentre il direttore sportivo Sogliano si muoveva in senso opposto, cioè dall'alto verso il basso, chiedendo scusa ai tifosi - lui che se ha una colpa, è quella di non darsi mai un merito - per le code e il caos nella vendita dei biglietti: è come se il mare avesse chiesto perdono ai naviganti per le onde con un'umiltà, un senso dell'onore e d'appartenenza d'altri tempi.
E noi qui, trascinati dalla corrente del popolo biancorosso e dal gioco tambureggiante, selvaggio, ossessivo d'una squadra nata per giorni come questo, a dire una cosa che agli altri apparirà stupefacente, come alla vigilia del Torino, ma per noi è quasi banale: è l'Atalanta che avrà paura del Varese perché l'essere unici è più importante di essere soltanto bravi.
Avrà paura per quello che Sogliano dopo una vecchia e indecorosa sconfitta su un campetto parrocchiale nascosto tra le montagne del Trentino, descrisse così: «Il sogno del Mezzocorona era quello di battere il Varese ed era più grande del nostro». Avrà paura per quella sensazionale differenza incarnata da Sannino, di cui il gruppo è lo specchio: «Tra me e Colantuono il vero allenatore è lui, io sono sempre lo stesso che allenava i bambini venti anni fa. Non ci penso minimamente a essere diverso». L'Atalanta è una Dea ma il Varese è bambino: loro sono il mondo e noi, soltanto noi, quelli che possono cambiarlo.
Riccardo Sogliano, che è meglio di un oracolo, prevede che i nerazzurri vinceranno il campionato con dieci punti di vantaggio e stasera la vede dura. Ha ragione perché Colantuono è una volpe che corazzerà i suoi attorno a una missione che è quasi una religione, dopo la settimana forse peggiore nella storia atalantina, che induce quindi alla reazione migliore: «Ricostruiamo sul campo l'immagine dell'Atalanta, di Bergamo e dei suoi tifosi dopo la vergogna di Alzano». Inoltre il Varese ha spesso beccato gomitate dagli armadi, Tiribocchi come Toni o come Torri dell'Albinoleffe, soffrendo le squadre che deve scardinare fisicamente oltre che col gioco, specialità in cui è maestro. Ma lo stesso Ricky concorderà che è impossibile cadere al Franco Ossola, Atalanta o no, se le fasce bruciano sotto l'assedio di Pugliese e Pisano (Sannino, sull'uso delle fasce, è maestro) e se schieri un uomo da serie A più di molti avversari odierni: Neto Pereira. Se non esce dopo dieci minuti zoppicando, il Varese non potrà non segnare un gol. Costringendo Ricky e Luca Sogliano a cercare l'amico Francesco Caielli al fischio finale per dirgli: «Complimenti papà: appena nasce la tua Beatrice, le parlerai per sempre di questa partita».

© riproduzione riservata

Invia il tuo commento

video

Video Esterni

Lo schiaffo di Ibrahimovic

Video Esterni

"Io non ci sto!": il discorso del 1993

Ansa

Roma, voragine al Collatino

Vivi Varese

al cinema

inserto