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Sogliano: adeguarci alla B?
No, questo Varese è unico

VARESE - Il direttore sportivo Luca Sogliano commenta la prestazione di Cellini (Foto by Marco Guariglia/Varese Press)

VARESE «Non riuscivo più ad allontanarmi dalla città perché non si parla d'altro che della squadra. Il Varese è una droga ma a volte bisogna staccare e io l'ho fatto domenica sera. Da lontano le cose si vedono sotto una prospettiva migliore».
E cosa vede da dove si trova ora, Luca Sogliano?
Delle prime tre partite, l'ultima è stata la meno entusiasmante.
Perché?
Merito dell'Empoli: magari un tifoso teme Toro e Atalanta, ma i toscani sono più radicati nella categoria. Aglietti poi ci ha vivisezionato nei dettagli, cambiado modulo e piazzandone tre a centrocampo su Buzzegoli per oscurarci la luce.
Quindi il Varese deve imparare a giocare contro squadre così?
Non sono d'accordo. Se ci adeguassimo alla serie B e agli avversari perderemmo la nostra mentalità. È l'identità che ci ha spinto fin qui, il nostro approccio unico. Non il conformismo o il trasformismo. Pochi calcoli, continuiamo a fare il Varese.
Sapere dove andare ma, prima, da dove partire.
Prendete l'Albinoleffe: non si chiama Atalanta o Torino - anche se la solidità economica è pari - ma negli ultimi otto anni di B ha giocato e vinto molte volte una partita da ultima spiaggia come quella che l'aspetta. In più c'è Mondonico che riesce a far salire la tensione anche a costo di cambiarne sette su undici da un sabato all'altro. Se andiamo là a giocare una partita normale, perdiamo. Se pensiamo che sia l'ultima, no: è la nostra filastrocca.
È vero che alla fine nello spogliatoio c'era silenzio?
Quel silenzio era l'amaro in bocca di chi ha provato a vincere ma non c'è riuscito. Ma negli occhi voglio fiamme d'orgoglio: nessuno, tranne noi, credeva nel Varese a cinque punti dopo tre sfide così. Dopo l'Empoli siamo più forti perché abbiamo preso coscienza che nessuno ci schiaccia la testa ma ce la giochiamo alla pari, e non vado oltre, con chiunque. In B si può perdere con tutti e, prima o poi, perdi davvero: su 42 partite, sapete quante sconfitte hanno subito le tre promosse di un anno fa? Il Lecce 7, il Cesena 8, il Brescia 12.
Chi pensa di non perdere mai, è folle. E chi pensa che nelle ultime due gare ci sia mancato Cellini?
È apparso anche più sottotono di quanto fosse in realtà perché aveva strabiliato fino al Torino. Avessimo avuto quel Cellini lì, che sa determinare le partite, avremmo portato a casa i tre punti. Ma è il Varese che deve far vincere Cellini e non viceversa. Sarei stupido a non dire che ci aspettiamo di più, ma non carichiamolo di responsabilità: deve fare gol esattamente come Neto, Carrozza, Eusepi.
Dopo le tre piazze storiche di serie A (Bergamo, Torino, Livorno), il Varese ha più pubblico ed è davanti persino a Siena e Reggio Calabria: perché?
Quando una persona ti manca da 25 anni e poi la ritrovi, non la lasci più. E poi la squadra esce sempre dal campo con la maglia sudata.
Sia l'Atalanta che l'Empoli hanno avuto paura della legge di Masnago, giocando a non perdere e riuscendoci: quest'anno si vince di più in trasferta...
Non scherziamo: la nostra voglia di vincere deve sempre battere la voglia di non perdere. E se gli altri sono degnissimi della B, noi lo siamo perfino di più: questa è la notizia.
Andrea Confalonieri

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