VARESE (a. morl.) La provincia di Varese guida la classifica dell’inquinamento estivo, quello dovuto all’insidioso ozono che si forma quando i raggi del sole incocciano nei gas inquinanti emessi dalle fabbriche e dal traffico.
Anche nei giorni della pausa ferragostana, a fabbriche chiuse e caldaie ovviamente spente, le emissioni da traffico sono risultate più che sufficienti per fare impennare i valori di ozono nella conca padana, e i dati di questi giorni di cielo sereno e calma di vento sono particolarmente preoccupanti. Ieri, nella nostra provincia, molti centri hanno cosiddetta soglia di attenzione. Si tratta nello specifico di Busto, Saronno, Ferno e Gallarate.
Il dossier pubblicato ieri da Legambiente del resto parla chiaro: tutti i capoluoghi di provincia lombardi, Varese compreso, sono già abbondantemente oltre la soglia dei 25 giorni annui di superamento dei valori guida per la salute umana raccomandati dall’Ue (e che dall’anno prossimo entreranno in vigore come soglia di legge), con Lecco che guida la classifica lombarda con ben 62 giornate di superamento dall’inizio del 2009. La città giardino è messa un po’ meglio ma non troppo se è vero che sino a oggi sono stati 47 i giorni di superamento del valore soglia.
In questi giorni, a Busto (210 microgrammi per metro cubo) e Saronno (197) soprattutto, l’aria è più irrespirabile, sia per il caldo afoso riverberato da cemento e asfalto, sia, appunto, per l’ozono, gas responsabile di irritazione delle vie respiratorie che contribuisce a peggiorare lo stato di salute di asmatici e bronchitici. Ma il consiglio vale per tutti: l’ozono raggiunge concentrazioni pericolose tra il primo pomeriggio e il tramonto, quindi meglio concentrare tutte le proprie attività all’aperto nelle prime ore della mattina.
«Purtroppo l’inquinamento da traffico si conferma una delle cause principali di scadimento della qualità della vita nelle grandi aree metropolitane - commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - la Lombardia ha urgente bisogno di politiche di risanamento dell’aria, ma queste non saranno efficaci se, allo stesso tempo, si continuerà a costruire autostrade e ad assecondare l’aumento del traffico e delle percorrenze stradali per passeggeri e merci».
Poiché questo tipo di inquinamento si diffonde con facilità a grande distanza, elevate concentrazioni di ozono - sottolinea Legambiente - si possono rilevare anche molto lontano dai punti di emissione dei precursori, in luoghi comunemente ritenuti immuni da inquinamento, come ad esempio le aree verdi urbane ed extraurbane e in alta montagna (il cosiddetto Paradosso del giardino). «Nelle nostre caotiche città, l`emergenza caldo dei mesi estivi, si trascina inevitabilmente dietro l`emergenza ozono. Il problema dello smog è ormai divenuto cronico e i dati che raccogliamo lo confermano costantemente» ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.
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