Il testamento di Pino
"Non piangete se mi amate"

TURBIGO «Non piangete se mi amate, il vostro sorriso è la mia gioia». Avrebbe detto così Pino Sporchia di fronte al migliaio di persone che si sono radunate ieri a Turbigo, tra la sede della sua protezione civile e la chiesa dell’Assunta dove si è svolta la cerimonia funebre che ha dato l’ultimo, commosso addio all’uomo barbaramente assassinato nella sua casa di Borsano domenica scorsa. Le parole di Pino le hanno immaginate il figlio Daniele e la moglie Bambina, ancora in ospedale per recuperare dalle terribili ferite: sono loro che hanno voluto far leggere una commossa lettera al termine del funerale.

«La morte non è niente, sono solo dietro l’angolo, perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri? - così secondo Daniele e mamma avrebbe reagito Pino - chiamatemi, parlatemi nello stesso modo affettuoso, non cambiate il tono di voce, continuate a ridere, pregate, pensatemi, pronunciate il mio nome senza tristezza. Rassicuratevi, va tutto bene». Pino era questo, un leader, un generoso, uno che si preoccupava degli altri. E avrebbe voluto farlo anche ieri. Anche se non c’è più.
E poi la notizia: un’aula in Abruzzo er ricordare Pino Sporchia. Così l’assessore regionale alla protezione civile Stefano Maullu propone di rendere imperitura la memoria del fondatore del gruppo di Turbigo, colonna portante della prociv anche a livello regionale e protagonista dell’aiuto e della ricostruzione dopo il terremoto fino a pochi giorni fa.

La lunga cerimonia si è conclusa con la sepoltura nel cimitero di Cuggiono. 

e.romano

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