Cinquant’anni per arrivare qui Buon viaggio, A60
1Il ritrovo per l’inaugurazione della tangenziale di Pedemontana è fissato per oggi alle 122 Ieri ultimi lavori di sistemazione per la tratta varesina3 Da domenica arriva le auto

Cinquant’anni per arrivare qui
Buon viaggio, A60

Inaugurata oggi la tangenziale di Varese. Ne parlavano i nostri nonni e adesso è realtà

Ecco Pedemontana, si avvera un sogno nato più di cinquant’anni fa. Sarà in grado di stare al passo con le aspettative e le esigenze della mobilità degli automobilisti varesini?
L’evento è senza dubbio epocale: con il taglio del nastro alla galleria di Morazzone, che celebra l’inaugurazione della Tangenziale di Varese, il progetto Pedemontana diventa finalmente realtà.
La nuova A60 tra Gazzada e Lozza, che da domani mattina sarà aperta al traffico gratuitamente e manderà definitivamente nel dimenticatoio le estenuanti processioni di automobili mattutine sulla strada provinciale 57, è il primo tassello del sistema viabilistico Pedemontano, un’idea nata alla fine degli anni Cinquanta.

L’ex sindaco di 94 anni

«All’inizio il progetto era stato sostenuto dalle Camere di Commercio - ricorda la “memoria storica” di Lanfranco Bianchi, 94 anni, sei volte sindaco di Olgiate Comasco e tuttora consigliere comunale - Ci furono subito grandi contestazioni, per il problema degli espropri e dei vincoli urbanistici che avevano grande impatto su tanti territori e su numerose realtà». All’inizio il progetto di Pedemontana era molto diverso da quello che verrà inaugurato tra oggi e lunedì. L’originaria infrastruttura avrebbe dovuto collegare le fiorenti aree industriali a nord di Torino e Milano, partendo addirittura da Biella, per poi toccare Varese, Como, Lecco e Bergamo. Il tracciato prevedeva di collegare direttamente i vari centri: fu chiamata Pedemontana proprio perché correva ai piedi delle montagne.

La moratoria gli anni ’70

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70 però, con il primo diffondersi delle preoccupazioni per l’impatto ambientale delle infrastrutture, lo Stato decise di mettere in atto una sorta di “moratoria” sulla costruzione di nuove autostrade, così il progetto di Pedemontana finì nel cassetto.
Ripristinato solo nel 1983, quando l’Anas ottenne una deroga per inserirlo nel piano delle opere.
A quel punto la “lunga marcia” di Pedemontana riprende, con la costituzione - siamo nel 1986 - della società Autostrada Pedemontana Lombarda, detenuta per il 50% dalla società Autostrade e per il 50% da Milano-Serravalle.
Negli anni ’90 il tracciato cambia: la prospettiva dell’apertura della Grande Malpensa convince la classe politica regionale ad “abbassare” il tracciato, per mettere in comunicazione il nuovo aeroporto con il Nord-Est, bypassando il nodo di Milano. Così si inizia a parlare di “Pedegronda”: tra i contrari al progetto c’è il presidente della Provincia di Varese Massimo Ferrario, che spinge per il collegamento autostradale tra Varese e Como.
Il compromesso arriva nel nuovo millennio: alla Pedemontana si aggiungono le Tangenziali di Varese e Como, che di fatto sono pezzi del vecchio tracciato. Oggi si inaugura la prima, tra qualche mese tocca a quella dei “cugini” lariani. Lunedì entra in funzione la tratta A di Pedemontana che collega le due province (per la tratta B1 che sbuca in Brianza occorrerà attendere luglio), anche se per completare l’opera fino a Bergamo ci vorranno almeno cinque anni ancora. Soldi permettendo.

«Si sono persi i veri artefici»

Perlomeno per tutto il 2015 non si dovrà pagare il pedaggio, poi si vedrà. «Quando le opere durano così tanti decenni, alla fine si perdono i veri artefici dell’idea - fa notare Lanfranco Bianchi - i vari interessi, le interferenze, hanno mano a mano stravolto il senso originario dell’opera».
«Così oggi ci troveremo con un’autostrada faraonica che forse non centrerà l’obiettivo che si poneva originariamente, mentre in tanti punti delle nostre province continueremo a vedere file interminabili di automobili in coda su strade che non verranno mai sistemate. Colpa delle classi politiche di Varese e Como, che non hanno mai saputo guardare oltre il proprio naso».


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