«È un’Europa giovane che guarda al futuro»

«È un’Europa giovane che guarda al futuro»

Lunga chiacchierata con l’eurodeputata Lara Comi: «Qui, più che in Italia, è premiata la bravura»

La sessione plenaria che si è appena conclusa al Parlamento Europeo di Strasburgo, è stata l’occasione per l’eurodeputato e vice presidente del Partito Popolare Europeo Lara Comi, per fare il punto della situazione su alcuni temi di attualità che coinvolgono anche il territorio della Provincia di Varese.

Una giovane eurodeputata che, proprio per questo, ha sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani.

L’Europa, molto più che l’Italia, punta sui giovani e lo si può vedere girando tra i corridoi del Parlamento Europeo, qui ci sono molto giovani assistenti, deputati, funzionari e giornalisti. Come mai? Semplice, qui vengono valutate le capacità ed il curriculum, ci si basa sul concetto di merito. Infatti, i ragazzi che sono stati assunti, hanno vinto un concorso difficile in cui vengono testate le conoscenze informatiche e soprattutto delle lingue.

Come Unione Europea sono stati istituiti molti fondi che hanno come obiettivo primario l’occupazione giovanile.


Certo, il futuro delle nostre società dipende soprattutto da chi oggi è appena entrato o deve entrare nel mondo del lavoro, per questo puntiamo molto anche sulle start-up. Purtroppo, e questo mi spiace tanto, l’Italia non riesce ancora a sfruttare al meglio queste opportunità. Un esempio è il fondo giovani che metteva a disposizione 1 milione di euro, in Italia, pur avendo una disoccupazione giovanile al 40%, abbiamo utilizzato solo il 60% dei fondi a nostra disposizione.

Quali sono le leve su cui puntare per dare nuovo spazio ai giovani?


Sicuramente il Fondo garanzia non solo per i tirocini ma anche per creare imprese e fornire ai giovani la possibilità di conoscere da vicino gli aspetti finanziari e le regole del mercato. In Provincia di Varese non mancano le idee, bisogna riuscire a sfruttare di più i finanziamenti europei e fare europrogettazione.

Ed un esempio per dare nuovo vigore al mondo del lavoro può essere rappresentato dallo smart working.


Certo, un mese fa al Parlamento Europeo di Bruxelles ho promosso il seminario “Smart working: disegnare il futuro per un lavoro efficiente e flessibile”. L’obiettivo è creare e trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro. Da donna mi sento di dire che al giorno d’oggi non si può essere obbligare a scegliere se lavorare oppure essere mamma e moglie. Per questo devono cambiare anche i criteri con cui selezionare e impostare il mondo del lavoro, per risolvere questo problema.

Se si parla di lavoro, non si può parlare della tutela del know-how e del “Made in” in particolare per un paese come l’Italia.

Questa è una battaglia che porto avanti da otto anni e che, a mio avviso, è necessaria per tutelare non solo i consumatori ma anche i produttori. Nell’europarlamento siamo riusciti ad ottenere una prima vittoria, adesso manca l’approvazione in Consiglio dove purtroppo, non abbiamo la maggioranza. E finchè ci saranno Paesi come la Germania che fanno opposizione non capendo l’importanza di questo provvedimento, rischiamo di perdere quote importanti di mercato. Ma io sono testarda e non demordo, andrò avanti.

C’è un’altra battaglia che l’ha vista in prima linea, ovvero la possibilità di portare la sede dell’Ema (Agenzia europea dei farmaci) a Milano. Una decisione che verrà votata oggi: che possibilità ha il capoluogo lombardo?


Se si presta attenzione ai criteri tecnici, la vittoria dovrebbe essere nostra perchè abbiamo già le strutture pronte per essere utilizzate. Ma non solo, anche i funzionari e gli addetti vorrebbero venire a Milano. Il problema è da ricercare in altre dinamiche interne all’UE che punta a non concentrare in una sola nazione differenti Agenzie (in Italia è già presente quella sulla sicurezza alimentare) ma a creare opportunità in più paesi.

Insomma, sarebbe un gesto politico…


Certo, l’alternativa sarebbe Bratislava. Io però credo che, se uno Stato membro vuole avere dei benefit dell’UE deve anche farsi carico di altre responsabilità. Mi spiego, non puoi volere la sede dell’EMA ma poi rifiutarti di accogliere gli immigrati.

E proprio sui migranti come Partito Popolare Europeo (PPE) avete appena segnato una vittoria importante con l’approvazione, da parte del Parlamento per l’avvio della riforma del nuovo Regolamento di Dublino.


Quello che abbiamo ottenuto è un cambiamento forte, non sarà più solo lo stato di primo arrivo a farsi carico dei richiedenti asilo sarà possibile distribuirli automaticamente fra tutti i Paesi dell’Unione. L’Italia è un Paese che ha sempre accolto, non siamo un Paese razzista ma dobbiamo tutelare i nostri connazionali e garantire loro la sicurezza.

Come questa decisione potrà avere un riflesso anche sul territorio della Provincia di Varese?

Innanzitutto ci troveremo anche a gestire un numero minore di asilanti ma sono convinta che potrebbe cambiare anche la politica alla base della gestione degli immigrati. Sono convinta che non bisogna incentivare l’accoglienza se alla base vi sono cooperative ed altre forme giuridiche che hanno un solo obiettivo, fare business sugli immigrati a discapito dei cittadini. Questa è la situazione che si è creata in realtà come Gallarate e Lonate e che, a lungo andare, hanno creato tensioni e momenti di scontro.


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