Gallarate la più riciclona Ma il primato costa caro
Gallarate promossa in raccolta rifiuti, ma non in risparmio (Foto by archivio)

Gallarate la più riciclona
Ma il primato costa caro

La città differenzia più spazzatura rispetto alle altre due big Varese e Busto Arsizio. Il servizio è in proporzione il più esoso. Ma meno rifiuti non equivale a meno spesa?

GALLARATE - La buona notizia è che Gallarate differenzia più rifiuti rispetto a Busto Arsizio e Varese. La cattiva è che per ottenere questo risultato i cittadini pagano di più.
Una situazione che va contro ogni logica: quanto più l’immondizia viene differenziata, tanto meno spende l’azienda che ha in carico il servizio di raccolta dei rifiuti. Lo ha affermato in più di un’occasione l’assessore alle Attività economiche A ngelo Protasoni: per ridurre il costo della tassa sui rifiuti bisogna aumentare la quota di differenziata.

La Tari, i contribuenti e gli sconti

Soprattutto con l’entrata in vigore della Tari, che stabilisce che i contribuenti coprano l’intero costo del servizio. E che prevede che eventuali risparmi vengano restituiti sotto forma di sconto sull’importo dovuto l’anno successivo. Ma ecco le cifre, diffuse lunedì dalla Provincia di Varese e relative al 2013. Numeri che pongono i Due Galli nella seconda fascia di comuni, quelli cioè che differenziano tra il 65 ed il 70% dell’immondizia che producono. Nel caso specifico, Gallarate ricicla il 65,4% di ciò che finisce nel cassonetto.
Un dato superiore a quelli registrati a Varese e a Busto Arsizio, che hanno differenziato rispettivamente il 58 ed il 59,3% dei rifiuti prodotti. E fin qui, il risultato è positivo per i Due Galli. Tra le grandi città della provincia, fa meglio solo Saronno, che arriva oltre il 70%.
Se sul piano ambientale la situazione è positiva, è su quello economico che cominciano i problemi. Ora, fare un raffronto rispetto alle tasse pagate nel 2013 non è possibile, visto che due anni fa Gallarate e Varese applicarono la Tares, che per sua natura registrò forti aumenti rispetto alla vecchia Tarsu, che venne invece mantenuta a Busto Arsizio. Un confronto si può però fare per il 2014, quando le tre città hanno “giocato” con le stesse regole, quelle della Tari. Nel capoluogo il servizio è costato al comune quasi 12 milioni di euro, circa 150 euro pro capite. Ma è guardando a Busto Arsizio che si capisce che qualcosa non quadra.

La beffa nel cestino

Nella tanto “odiata” vicina città, il comune ha versato ad Agesp 6,6 milioni di euro, con una spesa media di 83 euro a testa. Gallarate ha dovuto versare invece 6,7 milioni, con un costo di 131 euro pro capite.
L’ex municipalizzata bustocca garantisce lo stesso numero di passaggi per la raccolta porta a porta di Amsc. Con la differenza che offre il servizio a circa 30mila residenti in più e che ha una percentuale di raccolta differenziata minore. Tutti elementi che dovrebbero contribuire a far aumentare i costi per i contribuenti bustocchi. Invece sono i gallaratesi quelli che pagano di più. Arrivando a spendere quasi quanto i varesini, anche se il servizio nella Città Giardino ha un costo quasi doppio rispetto a quello sostenuto dal comune di Gallarate.


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