«Monsignor Macchi vive in tutti noi»
Monsignor Pasquale Macchi in una storica immagine accanto a papa Wojtyla e al cardinale Carlo Maria Martini al Sacro Monte nel 1984

«Monsignor Macchi vive in tutti noi»

L’appello di Angelo Monti, storica guida dei Monelli della Motta: «Questa città non può dimenticarlo. Eravamo vicini di casa, premiò mio padre infermo. Assurdo che Varese non lo abbia ancora celebrato»

VARESE - «La memoria è il mattone con il quale si costruisce la storia». Questo era l’attacco dell’editoriale di Marco Dal Fior, apparso sul numero di mercoledì, che parlava di monsignor Pasquale Macchi, varesino illustre a cui la sua città non ha ancora intitolato nessun luogo per onorarne la memoria. Eppure chi lo ha conosciuto ne sente il bisogno, come Angelo Monti, per quasi 30 anni splendido capo dei Monelli della Motta: «Monsignore merita una via o una piazza e la sua presenza è ancora viva in chi ha potuto incontrarlo, scoprendone il carattere».
Com’era Pasquale Macchi? «Una persona – risponde Monti – di estrema sensibilità e fermezza nelle sue decisioni. Operava per una visione cristiana ed educativa della vita e aveva capacità di carità, anche senza metterlo in evidenza, perché era sempre in prima linea per aiutare e confortare i bisognosi».

L’approfondimento su La Provincia di Varese in edicola venerdì 2 ottobre 2015.


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