Per il giudice fu raggiro. Condannato a quattro anni
Al tribunale di Monza è arrivata la condanna a quattro anni di reclusione (Foto by Archivio)

Per il giudice fu raggiro. Condannato a quattro anni

Un 35enne di Verderio spillò decine di migliaia di euro a una novantenne tradatese

TRADATE - È stato condannato, nelle ultime ore, a quattro anni di reclusione per aver “raggirato” una signora di quasi novant’anni originaria di Tradate, spillandole decine di migliaia di euro. L’imputato in tribunale a Monza, 35 anni di Verderio, nel Lecchese, doveva rispondere di circonvenzione di incapace, ma il giudice Sonia Mancini ne ha rilevato la penale responsabilità, condannandolo. Anche la Procura di Monza, rappresentata dal Vice Procuratore Onorario, Luigi Pisoni, aveva richiesto la condanna per i fatti contestati in tribunale. Fatti dei quali si discute già da parecchi mesi. Secondo l’accusa, la casa di Tradate, paese di origine della signora, era stata venduta a un prezzo superiore rispetto a quanto speso per acquistare l’immobile di Legnano: tuttavia, sempre secondo l’accusa, la casa era stata poi intestata all’imputato.

La cifra contestata sarebbe superiore ai 118.000 euro del valore dell’importo della casa di Legnano. Nelle ultime due udienze hanno riferito in aula, prima l’imputato, poi la parte lesa. «Non ricordo nulla - aveva raccontato tra le lacrime la donna, ora ridotta in sedia a rotelle - in questo momento non voglio vederlo. Lui non mi parla e non so perchè: io non gli ho fatto nulla di male. Gli voglio bene e mi dispiace non averlo più visto. Non ho scritto nessun testamento – aveva detto la signora – non volevo lasciare la mia casa. In questo momento non voglio vederlo».

La sua era stata una testimonianza, però, poco lucida, con molti “non ricordo” e anche diverse contraddizioni. Una versione molto complessa. Nell’udienza precedente aveva parlato anche l’imputato che si era difeso raccontando la propria versione dei fatti. Fatti che evidentemente non hanno convinto il giudice Mancini: «La signora - aveva raccontato in aula il giovane di Verderio - aveva fissato un appuntamento. Io, insieme a mio fratello, avevo l’agenzia immobiliare con l’incarico di vendere gli appartamenti. La signora viveva a Tradate, nel varesotto, ma voleva vendere la propria abitazione perchè diceva che avrebbe voluto avvicinarsi a Milano».

La loro amicizia si era fatta sempre più stretta: «È nata tra di noi una bella amicizia - aveva aggiunto - che con il passare del tempo si è consolidata. Per un anno e mezzo andavo a Tradate, anche 5 volte a settimana, per aiutarla in alcune commissioni. Era da sola. A un certo punto mi dice che vista la vicinanza e fiducia che si era venuta a creare, mi avrebbe intestato la casa lasciandogliela in comodato d’uso fino alla sua morte».


© RIPRODUZIONE RISERVATA