«Prendete in mano il vostro futuro»

«Prendete in mano il vostro futuro»

Riccardo Comerio, presidente di UNIVA: «Lavorare davvero sui giovani è la nostra priorità»

A volte capita, anche dopo anni passati a fare interviste, di partire un po’ prevenuti. Di fronte a persone che si conoscono poco, di fronte ad argomenti di cui non si è mai scritto: ecco, c’è quasi il timore di non essere all’altezza. A volte capita anche che certi timori - buon segno che ci siano: significa che c’è ancora voglia di far bene questo mestiere - se ne vadano in un baleno. Quando di fronte ci si trova una persona con cui è bello chiacchierare, e diventa facile parlare pure di economia. Ecco: a noi ieri, con il presidente di UNIVA Riccardo Comerio, è capitata più o meno questa cosa. A partire dalla prima, semplicissima domanda. Questa.

Presidente: come va?


Parliamo di numeri, guardiamo quelli: nel nostro campo, contano. Quindi, ecco: i numeri ci autorizzano a dire che stiamo vivendo un momento relativamente positivo.

Perché ha messo quel “relativamente”?

Perché è bene restare sempre con i piedi per terra e dosare gli entusiasmi.

Perché positivo?


I dati in nostro possesso sono migliori rispetto a quelli di 6-12 mesi fa. La cassa integrazione è fortemente calata, è scesa la disoccupazione. Le prospettive per il futuro, almeno per quanto riguarda il nostro comparto, sono estremamente positive.

Diamo un nome a questa ventata di positività. Cosa c’è dietro?


Chiamiamolo con il suo nome: “Industria 4.0”. Il ministro Calenda ha più volte chiesto di utilizzare questa espressione per identificare il piano varato da lui.

Ce lo spiega, a noi che ne sappiamo poco...?

In poche parole, è un piano che prevede delle forti agevolazioni per le aziende che investono in Italia.

Ci perdoni. Ma allora i numeri positivi di cui parlavamo prima non rischiano di essere “drogati” da questo piano? Insomma: ora si cresce, tra un anno si torna a frenare.

No.

E perché?


Perché a differenza di tutte le agevolazioni fatte in precedenza, questo piano obbliga l’azienda a investire nel corso degli anni a venire. Non è un’agevolazione che arriva come “premio” al momento dell’investimento. È un aiuto che arriva, e rimane negli anni.

Ci perdoni di nuovo. “Azienda 4.0” ci puzza un po’ di “tanta tecnologia e meno persone”. Non c’è il rischio che questi investimenti si portino via dei posti di lavoro?


È vero che questo piano ci porterà sempre più vicini al concetto di “fabbrica intelligente”, una fabbrica cioè dotata di soluzioni tecnologiche e novità. Ma non credo che questo porterà, almeno nella nostra zona, a una diminuzione di posti di lavoro.

Come fa a esserne certo?


Da noi, la catena di montaggio non esiste più da decenni. Così come non abbiamo più la “grossa manifattura”. No, l’aumento della tecnologia non ruberà posti di lavoro. Anzi.

Anzi?


Anzi, ne porterà di nuovi. Perché si creerà una nuova industria legata all’assistenza e alla manutenzione di questi nuovi macchinari. Nuove professioni.

Nuove professioni fa rima con formazione. O no?

Certo, certo: assolutamente. Ed è proprio questo il tasto su cui UNIVA sta battendo e continuerà a battere. Sempre più forte. Noi arriviamo da una situazione di difficoltà, dovuta a un errore colossale commesso una ventina d’anni fa.

Quale errore?

Quando un ragazzo usciva dalle scuole medie, se era bravino, andava a fare il liceo. Perché lo volevano i genitori, perché lo consigliavano gli insegnanti, perché chi era bravo faceva il liceo. Gli altri, ecco: gli altri andavano a fare gli istituti tecnici.

Risultato?


C’è una disparità numerica enorme, oggi, che porta a una mancanza di tecnici validi: figlia di un disamore verso gli istituti tecnici, dove andavano solo i banditi. Istituti che, proprio per questo motivo, si sono scollati dal mondo dell’industria e sono rimasti indietro. Mi è capitato di visitare un laboratorio di una scuola, dove c’era un tornio del secolo scorso

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E ora?

Da sei anni a questa parte c’è “generazione d’industria”. Il nostro progetto che ci ha portato a riannodare i fili con gli istituti tecnici del territorio che, nel nostro caso, rappresentano delle eccellenze. Li abbiamo adottati tutti, mettendoci soldi, energia e passione.

Quindi, a un ragazzo che oggi ha finito la terza media, cosa consiglia?

Di essere curioso, di andare a tutti gli open day, di seguire le sue passioni. E di pensare che ci sarà ancora tanto, tanto bisogno di manualità. Manualità che non è più intesa in termini dispregiativi, anzi.

Se le dico LIUC, cosa risponde?


Un fiore all’occhiello, una realtà che - lo dicono gli altri, non noi - ormai è un’eccellenza a livello europeo. È lo step successivo. È un istituto che sforna laureati che nel giro di pochi mesi trovano lavoro.

Comerio. Sa che è finito lo spazio? Le piace il suo ruolo, in UNIVA?

Se mi piace? Di più. Mi gratifica. Mi completa.

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