Sul corpo di Uva «niente lividi né segni di violenza»
Una fotografia del cadavere di Giuseppe Uva

Sul corpo di Uva «niente lividi né segni di violenza»

Marco Motta ha testimoniato in aula: il medico che eseguì l’autopsia ha assicurato che quelli sul corpo di Uva non erano lividi ma «macchie ipostatiche»

VARESE - Morte Giuseppe Uva: ieri in aula ha testimoniato Marco Motta, il medico legale che il 20 giugno 2008 eseguì l’autopsia sul cadavere dell’artigiano morto il 14 giugno. «Quelli sul corpo di Uva non sono lividi ma macchie ipostatiche», ha detto il perito che, in carriera ha eseguito più di cinquemila autopsie.

In sintesi quei segni, mostrati e indicati da tutte le televisioni italiane quali lividi, quale prova dell’avvenuto pestaggio di Uva da parte degli esponenti delle forze di polizia non sono ecchimosi dovuti a delle percosse.
«Ogni cadavere ha macchie di questo colore – ha spiegato il medico – il sangue quando non è più sottoposto alla pompa cardiaca tende a raccogliersi in alcuni punti declivari. Il tessuto cutaneo da luogo a colorazioni violacee, un comunissimo fenomeno cadaverico». Motta ha affermato in aula che le immagini televisive hanno causato dei fraintendimenti.
In aula ieri sono state mostrate le immagini originali scattate durante l’esecuzione dell’esame autoptico.

Nessuna frattura

Il cadavere viene mostrato in ogni sua parte; le macchie sono molto meno scure di quelle apparse in Tv. Motta ha proseguito: «Sul cadavere non c’era alcun segni di violenza», ha spiegato il perito. I pubblici ministero Agostino Abate e Sara Arduini, che originariamente coordinarono l’inchiesta, nel quesito presentato al medico legale chiesero espressamente di verificare se sul cadavere vi fossero segni riconducibili a percosse. Motta non riscontrò alcuna frattura.
Sul naso di Uva «era presente un gonfiore, ma era un ecchimosi di lieve entità senza rottura della pelle, senza frattura del naso e senza sangue dalle narici», ha detto Motta.
«Lo stesso vale per il gonfiore sulla nocca di una mano e anche per alcune piccole ecchimosi sulle ginocchia, segno di uno sfregamento, ma sempre con lesività limitate e comunque non idonee a spiegarne la morte – ha detto il medico legale - Non vi era nemmeno alcuna traccia di sangue nella zona anale, a dispetto delle ipotesi su una possibile violenza».

Insufficienza cardiorespiratoria

Motta ha precisato che il cadavere aveva il pannolone e che questo era pulito e privo di tracce ematiche. Infine ha concluso rispondendo alla domanda diretta del pubblico ministero Daniela Borgonovo che ha chiesto: “Di cosa è morto Giuseppe Uva?”, domanda alla quale si è opposto l’avvocato Fabio Ambrosetti, legale di Lucia Uva, la sorella di Giuseppe parte civile in seno al procedimento.
Motta ha spiegato: «Uva è deceduto per un’insufficienza cardiorespiratoria, che ha causato un edema polmonare. Le concause che lo hanno determinato sarebbero quattro: una malformazione cardiaca, l’assunzione di grande quantità di alcol, i farmaci che gli furono somministrati e l’agitazione sopraggiunta durante il trattamento sanitario obbligatorio».


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