Lunedì 29 Settembre 2014

«Vent’anni fa come oggi. Anzi, è peggiorato

E nel lago rischiamo un’estinzione totale»

Una bella immagine ripresa dall’alto del lago di Varese: si vedono con chiarezza le aree di maggior criticità

Varese

«Il lago di Varese è malato, e lo dicevo già 20 anni fa». Protagonista dell’informazione pubblica degli ultimi mesi, il lago di Varese ha ricevuto attenzioni specialmente in merito ai cianobatteri, le alghe potenzialmente tossiche che hanno portato all’avviso precauzionale di attenzione.

A studiare i problemi della zona lacustre era stato già nel ‘94 il professor Roberto Cenci, docente all’università degli Studi di Milano Bicocca, autore di più di 550 scritti in merito a temi ambientali, ideatore ed esperto di controllo del progetto Soil per la Regione Lombardia, il più vasto e completo progetto multidisciplinare in Europa per la valutazione del suolo del territorio lombardo su un’area di 24mila chilometri quadrati.

Fosforo nelle acque e nei sedimenti

Il professor Cenci ha raccolto i risultati di uno studio condotto per un anno con la collaborazione del Cnr di Pallanza, il Ccr di Ispra e l’università Bicocca sulla grave situazione in cui versava il lago di Varese.

«Dal ’94 la situazione è solo peggiorata. La malattia del lago è prevalentemente dovuta all’elevato contenuto di nutrienti quali il fosforo presenti nelle acque e nei sedimenti». Questa abbondanza di nutrienti è detta eutrofizzazione, e comporta, se a livelli eccessivi, la scomparsa delle specie più deboli e una sopraffazione delle specie più forti, con la conseguente riduzione della biodiversità, ponendo gli ecosistemi lacustri in uno stato di grande fragilità.

«Tale aspetto – spiega il biologo - ha portato ad avere una fauna ittica povera in numero di specie ma quantitativamente ricca di poche specie che sono più resistenti ai contaminanti, come i gamberi della Louisiana, i pesci siluro e le carpe giganti».

Il fondo resta senza ossigeno

La situazione già grave del lago di Varese ha visto poi un forte peggioramento durante le precipitazioni di quest’anno che «hanno sottolineato i problemi evidenziati vent’anni fa».

«Le acque non si miscelano, non avviene la piena circolazione e il fondo del lago resta senza ossigeno, perché già consumato dai batteri. Tale aspetto è dannosissimo perché i sedimenti, ricchi di fosforo, rilasciano nella colonna d’acqua grandi quantità dello stesso elemento che innesca i processi di eutrofizzazione».

A questa problematica si aggiunge anche quella dell’acido solfidrico, H₂S, prodotto dall’eccessiva concentrazione di fosforo e dai batteri lacustri in assenza di ossigeno. Questo tipo di acido è la causa di quel «tipico odore di uova marce che si sente oggi attorno al lago di Varese».

Per risolvere la problematica era stato posto il collettore che ancora oggi circonda il lago.

Tale struttura si è rivelata malfunzionante, in particolare grazie alle precipitazioni di quest’anno, che ne hanno evidenziato l’incapacità di raccogliere le acque nere – così definite quelle acque considerate nocive quali quelle tipicamente raccolte nelle fognature - e convogliarle al depuratore.

Doppia interrogazione

«Le grandi piogge hanno fatto tracimare le acque nere ricche di nutrienti, incluso il fosforo, che si sono riversate direttamente nel lago. Questo rende l’ecosistema ancora più fragile. Se non si interverrà in modo significativo ed efficace, ogni specie sarà a rischio estinzione».

A tal proposito Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione alla Camera nel mese di maggio e di agosto firmata dal deputato Cosimo Petraroli, e in agosto alla Regione Lombardia da parte della consigliere Paola Macchi. Ancora non è stata data una risposta.

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