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VARESE “Benvenuti al Nord”, il film con Claudio Bisio, piace ai varesini. Le battute comiche sono un po' prevedibili, ma comunque esilaranti. Specialmente quando mettono in luce la nostra parlata, che tende a usare i diminutivi , come "cafferino". E i nomi di persona preceduti dall'articolo determinativo.
Le gag del film ritraggono le nostre abitudini un po' rigide, con i conti del ristorante che difficilmente si dividono "alla romana". La fretta che ci accompagna sempre. E gli amici che vengono spediti più volentieri in un "alberghetto" piuttosto che ospitati in casa.
Siamo fatti così e così ci ha trovato Pippo Pitarresi, della federazione della sinistra, il 12 novembre del 1972, quando è arrivato a Varese da un paese vicino a Bagheria. «La stazione di Varese mi ha fatto venire un brivido alla schiena, era un posto desolato. Mi sembrava l'ultima stazione del Farwest - racconta - In Sicilia, alla sera, anche dopo il lavoro, le persone si trovavano per chiacchierare. Io all'epoca avevo 18 anni. Ero abituato a stare fuori anche fino a tardi. A Varese la gente mangiava pane e cipolle e lavorava senza divertirsi. Adesso c'è la movida, ma si fa solo nelle strade del centro della città. Ancora oggi nei paesi non c'è niente».
I sacrifici di Pitarresi sono stati però presto ripagati. «Sono arrivato a Varese alla domenica e al martedì già lavoravo. Prima l'imbianchino, poi il muratore. Si stavano costruendo le case popolari di San Fermo e delle Bustecche. Dopo tre mesi ero già all'Aspem. Al concorso si sono presentati in dieci per sei posti. Alla fine siamo stati tutti assunti».
Secondo Pitarresi, gli immigrati dal Sud hanno portato nuove abitudini a Varese. «Abbiamo iniziato a festeggiare il patrono e abbiamo aperto pizzerie. Abbiamo cambiato un po' i varesini, ma anche noi ci siamo uniformati a loro».
Ma non tutti la pensano come Pitarresi. «Secondo me gli stereotipi sono una brutta malattia - dice Rocco Cordì, oggi consigliere comunale di Sel, che è arrivato a Varese nel 1968, dalla Calabria - Sulle prime mi ha colpito il tessuto operoso industriale, con oltre due occupati per famiglia. L'impatto è stato sconvolgente, come può essere agli occhi di un giovane. Io che venivo da un mondo agricolo contadino da Medioevo, sbarcato in un territorio in cui anche la nebbia poteva assumere il fascino della terra nuova. Ma ho avuto sempre a che fare con famiglie normali, con operai e lavoratori. Nelle persone non ho trovato grosse differenze rispetto al sud, ma a Varese si respirava agiatezza economica. Si avvertiva benessere, voglia di esserci e di partecipare. Questa è stata la cosa più bella. Poi io abitavo a Biumo, in via De Cristoforis, che chiamavano "la casba". Ma bastava girare l'angolo e cambiava lo scenario».
Ciro Grassia, ora consigliere comunale del Pdl, è arrivato da Caserta 16 anni fa: «Mi sono trovato subito bene. Mi ha adottato questa città, mi trovo benissimo. Qui mi sono potuto realizzare e fare politica, non so se al sud avrei avuto le stesse opportunità. Quando arrivato non ho notato alcun atteggiamento diverso da quelli a cui ero abituato. In generale, non mi sembrava ci fosse una grossa differenza tra nord e sud. A parte il fatto che giù non si poteva lavorare. Ma io non faccio testo visto che sono un terrone anomalo, non a caso mi chiamano "il terrone lombardo"».
Adriana Morlacchi
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