Manca un timbro, rinviato il voto in Senato della legga Reguzzoni-Versace. «Prevedibile che arrivino i bastoni fra le ruote, è per questo che non cantiamo vittoria finché non portiamo a casa il risultato finale» commenta l’imprenditore bustocco Roberto Belloli, portavoce dei Contadini del tessile. Dopo il listino di Formigoni, anche la tutela del made in Italy finisce vittima della mancanza di un timbro: ieri mattina la commissione industria di Palazzo Madama era stata convocata in sede deliberante per dare l’ok al disegno di legge che introduce la tracciabilità ed etichettatura obbligatoria nel tessile e in altri settori chiave della nostra economia, ma l’assenza del timbro del capo di gabinetto del ministero delle pari opportunità sul documento ha costretto il presidente Cursi a rimandare il voto a martedì. «Peccato per il rinvio – commenta Marco Reguzzoni, primo firmatario della legge – però l’iter subirà solo un leggero slittamento. Con la deliberante del Senato, il ddl torna alla Camera, dove eravamo già d’accordo per portarlo in aula tra il 15 e il 17 marzo. A questo punto si andrà a fine marzo/inizio aprile, considerando le lungaggini romane». Poco male,
tenuto conto che uno degli emendamenti approvati con l’accordo di tutti i gruppi in commissione industria a Palazzo Madama fissa nel 1° ottobre 2010 l’entrata in vigore della legge. Tra le altre correzioni, spicca l’allargamento della tutela ad altri settori come il conciario e l’occhialeria, e l’eliminazione del comma che introduceva dure sanzioni per omesso controllo contro i doganieri. Masticano amaro i Contadini del tessile, che cominciano ad intravedere «i bastoni fra le ruote» delle lobby che si oppongono alla legge sul made in Italy. Basti pensare alle affermazioni fatte dall’europarlamentare Pdl Cristiana Muscardin (ex An come il ministro Urso che a Montecitorio non votò a favore), che ha messo in guardia la legge Reguzzoni dal «rischio dell’apertura di una procedura d’infrazione europea». Marco Reguzzoni ribatte a tono: «Sarà proprio lei con gli altri deputati italiani a Strasburgo a dover battagliare per non far bocciare la legge sul Made in Italy. Non è automatico che l’UE emani sanzioni contro l’Italia, anzi il nostro primo obiettivo è proprio far sì che l’Europa introduca un regolamento identico alla nuova legge per tutelare i prodotti dei nostri Paesi in tutta l’Unione».Andrea Aliverti
m.lualdi
© riproduzione riservata













