Finazzi, una finestra sul Made in Italy

Finazzi, una finestra sul Made in Italy

Confartigianato Imprese Varese ci porta a conoscere una vera e propria Impresa delle Meraviglie: la Finazzi di Azzate, leader nei serramenti in Pvc

Nata come officina meccanica specializzata in minuteria metallica, la Finazzi di Azzate oggi conta 35 dipendenti e in provincia di Varese è tra i leader nella produzione di serramenti in Pvc, un materiale che garantisce un ottimo isolamento termico e che, proprio per questo, è scelto da chi vuole usufruire delle agevolazioni fiscali riservate alle ristrutturazioni abitative. Una coincidenza che, insieme alla competenza, ha permesso all’azienda di crescere anche durante gli anni della grande crisi.

Signor Giacobbo, guardando la vostra azienda si fa fatica a pensare che tutto è cominciato in uno scantinato.
«Ma è così. Quando mio padre Furio decise di lasciare il suo posto all’Ignis, nel 1966, lavoravamo già da qualche tempo la sera e durante i fine settimana, nella cantina di casa. Pochi attrezzi e tanta voglia di fare. Se vuole le racconto un aneddoto per farle capire che tipo era Furio…»

Prego.
«Prima di avviare la sua impresa mio padre ebbe un infortunio e per poco non perse un dito. Ecco, invece di stare buono buono e aspettare di guarire, sfruttò il periodo di infortunio per andare alla Metaldesio di Milano, dove comprò un piccolo tornio semiautomatico per fornire di dadini, rondelle e perni filettati, i tanti clienti che bussavano alla neonata Finazzi. Non riusciva a stare fermo e tutta la famiglia, me compreso, marciava dietro a lui».

Dalle rondelle ai serramenti in Pvc. Come è avvenuta la trasformazione?
«Negli anni ’70 e fino alla fine degli anni ’80 l’officina meccanica Finazzi andava molto bene. Eravamo arrivati ad avere circa 25 torni automatici e una ventina di dipendenti. La cantina si era trasformata in una piccola azienda e mio padre decise di ingrandirsi ulteriormente, così da Morazzone ci siamo trasferiti nella zona artigianale di Casale Litta. Tutte le mattine un furgoncino, adattato apposta da una carrozzeria milanese, passava a prendere i dipendenti per andare nel nuovo capannone di Casale dove, fino agli anni ’90, abbiamo continuato a lavorare per il settore della minuteria metallica».

Poi cosa è successo?
«È successo che poco dopo aver acquistato il terreno e costruito il nuovo capannone, il nostro principale cliente è fallito, lasciandoci letteralmente a terra. È lì che, grazie a una fiera e a mio cognato, ci re-inventiamo come produttori di serramenti di Pvc».

Come avete capito che era un cavallo vincente?
«Non lo sapevamo, era una scommessa. All’epoca il Polivinilcloruro era un materiale nuovo e sconosciuto ai più. Sono andato con mio padre a una fiera a Padova e quando sono tornato avevamo comprato una macchina per sagomare i serramenti e qualche barra di Pvc. Abbiamo iniziato così, facendo 20 finestre e sbagliandone 18».

Continua a leggere sul sito di Confartigianato


© RIPRODUZIONE RISERVATA