La rinascita delle castagne del Varesotto. «I nostri coltivatori hanno risolto i problemi»

La rinascita delle castagne del Varesotto. «I nostri coltivatori hanno risolto i problemi»

La Coldiretti annuncia, dopo molti anni di raccolti scarsi, il miglioramento del settore

Autunno tempo di tempo di castagne: ma chi è solito andar per boschi alla ricerca dei preziosi marroni, “il pane dei poveri” come era chiamato un tempo, sa che negli ultimi anni se ne trovavano poche. Molti castagni si sono ammalati, quindi hanno prodotto poche castagne e piccole. Ma quest’anno qualcosa è cambiato: «Quest’anno, dopo circa un lustro di buio, i nostri castanicoltori ritornano a vedere la luce— spiega Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese —. Per colpa del cinipide, il parassita asiatico che ha infestato i castagneti, con particolare ferocia nei boschi del nord della nostra provincia, di castagne se ne sono raccolte ben poche qui da noi. Oggi, invece, il problema sembra in via di risoluzione, grazie anche ai performanti risultati della lotta biologica che abbiamo saputo mettere in atto».

Pazienza, può pensare chi le raccoglie come passatempo, ma un danno non da poco per chi invece le vende: i prezzi al dettaglio nella grande distribuzione per adesso oscillano, a seconda della varietà, fra i 5 e gli 8 euro al chilo. Ma ora il cinipide, parassita asiatico che danneggia i frutti, spiega l’associazione degli agricoltori, è stato sconfitto grazie all’introduzione del torimide, un insetto antagonista, anche lui orientale, che distrugge le uova del parassita e poi si autoestingue quando non ci sono più gli imenotteri di cui si nutre. Sotto il Sacro Monte sono 25 gli ettari dedicati alle castagne: «A causa del cinipide, erano sette anni che praticamente raccoglievamo poco o nulla — racconta Giacomo Piccinelli, giovane agricoltore ventitreenne con un castagneto di 2 ettari a Brinzio —. Quest’anno, invece, le castagne qui nel Brinzio sembrano essere ufficialmente tornate. Certo, non si tratta di una raccolta numericamente in linea come quella che facevamo prima dell’avvento della “vespa del castagno”, ma è sicuramente un segnale positivo e incoraggiante. E che, senza dubbio, ci fa guardare con occhi diversi al futuro».

E dati incoraggianti arrivano anche dall’aumento dell’estensione dei boschi che, sottolinea la Coldiretti, in Lombardia negli ultimi 10 anni sono più che duplicati, passando dai 385 ettari del 2006 ai quasi 900 attuali.

La castagna conclude la Coldiretti «è per la montagna quello che la zucca è per la pianura: un frutto della terra che può essere usato in mille modi: dagli gnocchi ai dolci, dalla polenta alle confetture. Oppure tagliate e cotte sul fuoco come le caldarroste. Il miele di castagno è indicato per le infiammazioni della bocca e della gola. Dal punto di vista nutrizionale, la castagna oltre a essere una riserva naturale di energia in vista dei freddi invernali, possiede anche sali minerali, ferro, vitamina B, fosforo e acido folico».


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