Martedì 18 Febbraio 2014

Una birra da podio a Carnago

Per il Settimo il luppolo è business

CARNAGO - Nicola Barban, titolare del birrificio Settimo

Non solo la birra, ma anche i piatti con i quali viene abbinata. È grazie a questo mix che il Birrificio Settimo è arrivato tra i finalisti della prima edizione degli “Italian Beer Awards”, gli oscar del luppolo.

Aperto nel 2010, ha iniziato a produrre le proprie birre l’anno successivo. E dal 2012 ha cominciato a venderle a ristoranti e pizzerie di tutta Italia. «Nei primi due anni abbiamo raggiunto la produzione di 90mila litri. Solo la vendita ad altri esercizi ci ha permesso di fatturare tra gli 80 e i 90mila euro».

A parlare è Nicola Barban, 29 anni da compiere, titolare del brewpub carnaghese. Così si chiamano infatti quelli locali che servono la birra prodotta direttamente in loco. «È nato un po’ per piacere e un po’ per un interesse che ho sempre nutrito per la cucina e l’alimentazione».

Figlio d’arte, la sua famiglia gestisce diversi ristoranti in provincia di Varese, è arrivato dietro il bancone dopo una laurea in economia. «Nel frattempo ho fatto anche corsi da sommelier e di degustazione, oltre ad aver studiato gestione dei ristoranti».

Un modo per prepararsi alla futura carriera: «il mercato italiano della birra ha cominciato in quegli anni, abbiamo visto un’opportunità e, visto che sul settore della ristorazione eravamo forti con i nostri locali, abbiamo pensato che potesse essere un prodotto valido».

Rifacendosi alla tradizione belga, Barban insieme al mastro birraio Nicola Grande e all’assistente cantiniere Daniele Martinello, ha lanciato due diverse linee di prodotto. La serie Star ha sette birre, dalla chiara all’ambrata, passando per la weiss, ed è servita alla spina all’interno del locale.

E poi c’è la serie Sky: una bianca per l’aperitivo, una chiara per i primi e i piatti di carne, una scura per il dolce e il fine pasto. Tre birre pensate con l’obiettivo di abbinarle alla cucina. I cuochi del Settimo pescano nella tradizione altoatesina, reinventando i piatti della cucina delle dolomiti utilizzando la bitta come uno degli ingredienti principali.

Per produrre la birra «usiamo l’acqua “del sindaco” appositamente microfiltrata, malti tedeschi e luppoli polacchi, sloveni e della Repubblica Ceca». Grazie a questa attenzione alle materie prime e alla produzione si sono conquistati un posto nella finale degli IBA.

Ma non si siedono sugli allori: «stiamo lavorando ad un corso di introduzione alla birra insieme a SlowFood Varese. E venerdì, in occasione di San Valentino, presenteremo la nostra nuova stout». Ovvero una birra scura, cotta sempre secondo la tradizione belga, per festeggiare gli innamorati. E il risultato agli Oscar della birra. Riccardo Saporiti

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