Varese culla delle imprese che puntano sull’estero

Varese culla delle imprese che puntano sull’estero

In Lombardia le aziende si contraddistinguono per l’elevato tasso di internazionalizzazione

Le imprese varesine sono le più internazionalizzate dell’intera regione, con il 49,9% di vendite all’estero sul totale delle imprese.

È quanto emerge dall’Indagine “Strategia di Internazionalizzazione, commitment e performance delle PMI lombarde” di Confindustria Lombardia, svolta con il contributo scientifico di SDA Bocconi su un campione di circa 1200 imprese e quello che delineato è un quadro piuttosto positivo: in Lombardia le imprese si contraddistinguono per l’elevato tasso di internazionalizzazione, piuttosto omogeneo in tutti i territori, dove abbiamo visto esserci proprio Varese al vertice della classifica. Le imprese in tema di internazionalizzazione sono dinamiche e flessibili nell’adattarsi ai nuovi mercati. E proprio sui mercati di destinazione delle merci i preferiti sono Germania, Francia e Spagna mentre Russia, India e Iran sono i Paesi dove ambiscono ad espandersi nei prossimi anni.

«Questi risultati testimoniano l’elevato livello di maturità e flessibilità raggiunto dalle nostre imprese nelle politiche di internazionalizzazione, senza trascurare le oggettive difficoltà che quotidianamente si incontrano nel confrontarsi con nuovi mondi» commenta Alberto Ribolla, presidente varesino di Confindustria Lombardia. Proprio l’Internazionalizzazione rappresenta uno dei quattro driver per la competitività individuati nel Piano strategico #Lombardia2030, «e in questi anni Confindustria Lombardia ha voluto incentrare parte della propria attività su un’internazionalizzazione a 360 gradi, puntando sull’incremento dell’attrattività degli investimenti, una più mirata offerta di servizi alle imprese – attraverso l’attività fondamentale delle Associazioni territoriali –, maggiori sinergie con gli stakeholder regionali e la rete delle rappresentanze consolari e sul consolidamento di rapporti con istituzioni e associazioni nostre omologhe oltre confine» aggiunge il presidente di Confindustria Lombardia.

Tornando ai risultati della ricerca emerge che i comparti industriali più internazionalizzati risultano essere i settori dei mezzi di trasporto (60,3%), dei macchinari (58,3%) e altro manifatturiero (46,9%). Al cambiare della dimensione cambiano anche le modalità di internazionalizzazione: le piccole imprese (il 34,4%) preferiscono la politica della concentration, con focus su un numero limitato di paesi di destinazione per economizzare le risorse, prevalentemente associata all’export; le medio-grandi (31,6% e 34,9%) preferiscono lo spreading, ossia diffusa presenza in numerosi Paesi anche con piccole quote di mercato, accompagnata da investimenti diretti e presenza commerciale o produttiva.

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