La dignità delle donne non si svende per denaro

La dignità delle donne non si svende per denaro

L’editoriale di Marco Tavazzi sul reato di stalking

L’Italia è il Paese delle mille contraddizioni. Dove tutto cambia per non cambiare mai niente. C’è chi non lo accetta, chi invece ci ha fatto l’abitudine. Scelte, opinabili certo, ma pur sempre scelte.

Ma di fronte a certe cose non si può stare zitti. Il silenzio diventa colpa.

La colpa del silenzio è quell’atteggiamento ipocrita e vigliacco di chi si volta dall’altra parte, quando una persona più debole si trova in pericolo. E ce ne sono. Troppi. Quando una persona, in particolare una donna, si trova ad essere vittima di una vera e propria persecuzione, non c’è nessuna giustificazione per chi non fa nulla per aiutarla. E vale anche per le istituzioni, vale per lo Stato, per la classe politica che abbiamo eletto in Parlamento. Nel momento in cui un reato come quello di stalking, che finalmente viene perseguito (e in un Paese ancora troppo malato di maschilismo come l’Italia rappresenta una conquista di non poco conto), rischia di rientrare tra i reati assolvibili attraverso il versamento di una somma di denaro, ci troviamo di fronte ad una opzione non accettabile. La sicurezza, il rispetto, la sacralità della persona umana, e delle donne in particolare in questo caso, non si svende per nessuna somma di denaro. Non lo accetteremo mai. Mai.

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