L’umiliazione via social è riservata ai più deboli

L’umiliazione via social è riservata ai più deboli

L’editoriale di Martina Tiranti sul caso web del momento: il video della filiale di Intesa San Paolo a San Paolo di Castiglione delle Stiviere, diretta da Katia Ghirardi

Martedì scorso l’ennesima “bomba web” all’italiana è esplosa. Lavorando quotidianamente sui social network, non ho potuto evitare di notare l’ormai famoso video della filiale di Intesa San Paolo. Un video che avrebbe dovuto essere usato per un contest interno si è trasformato in un caso mediatico. Cosa è andato storto? Come mai un video pensato per un utilizzo esclusivamente privato è diventato così virale, tanto da scatenare una reazione infinita di offese e contenuti trash? Gruppi su Facebook, hashtag su Twitter, iniziative di Real Time Marketing di molti brand nazionali, video parodie, meme, canzoni e molto altro. Katia, la direttrice della filiale Intesa, si è trovata travolta da un’ondata di odio e imbarazzo, per due minuti di video richiesto dall’azienda stessa e divulgato sui social network da ignoti. Appena visto, anch’io avrei voluto condividerlo, ma poi ho pensato: «Davvero Katia, una perfetta sconosciuta, una lavoratrice che prende seriamente il suo lavoro, si merita di essere derisa così tanto per una scelta di cui lei non è responsabile?» Forse, sarebbe meglio fermarsi a riflettere in cosa si stanno trasformando i social network: un palcoscenico in cui il cyberbullismo la fa da padrone e, il più delle volte, ad essere umiliati e derisi sono sempre i più deboli.

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