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VARESE Giornata infernale ieri per i pendolari della provincia di varese. Un guasto tecnico alla stazione di Milano-Certosa, causato da un tentato furto di rame, ha semi-paralizzato la linea Varese-Treviglio dalle 6.30 sino a pomeriggio inoltrato. Ritardi di diverse ore soprattutto nella mattinata.
In parte rassegnati, in parte indignati i pendolari. C'è chi ha dormito o ascoltato musica, a bordo di treni che hanno impiegato un tempo variabile tra le tre e le quattro ore ieri mattina per raggiungere Milano da Gallarate. Su un punto è assoluta l'unità: «l'assenza di qualsivoglia informazione, nessun servizio clienti». Un esempio di viaggio? Quello del vicesindaco di Samarate, Paolo Bossi, arrivato in stazione alle 7.15 dovei ha preso il convoglio delle 7.19 per Milano, a bordo del quale ha «resistito fino alle 10.45, quando siamo arrivati a Vanzago: a quel punto sono sceso e ho preso un treno in senso contrario».
Al di là dello stop ai treni, legato a vandalismi avvenuti lungo la linea, esasperante la gestione della comunicazione da parte di Ferrovie. «Si parlava di ritardi imprecisati, ma non c'erano annunci definiti, né indicazioni sui tabelloni luminosi, non ci è stato neppure permesso di scendere in qualche stazione lungo il percorso per prendere un taxi: il controllore ci ha detto che sotto la sua responsabilità, lui non lo avrebbe permesso» spiega un gallaratese, salito alle 10 sul treno che teoricamente sarebbe dovuto passare alle 7,52 e giunto comunque con 75 minuti di ritardo ad un colloquio di lavoro. Anche se la testimonianza di Laura Conconi, salita sul 7.29 per arrivare a Porta Garibaldi intorno alle 11, sta ad indicare come non esista in materia una linea-guida aziendale: «Molti ad ogni fermata scendevano a prendere una boccata d'aria». Di «esperienza unica per la sua totale illogicità» parla Anna Guerini, pendolare di lungo corso, che descrive il caos nelle fermate intermedie: «Dopo mezz'ora fermi a Parabiago ed altrettanti a Vanzago, a porte chiuse, a Rho ci è stato detto che il convoglio si sarebbe fermato tempo ulteriore. Siamo allora scesi in massa, ed il treno ha chiuso le porte alle nostre spalle ed è ripartito. Dal binario 1, con operai al lavoro lungo la linea, sono transitati senza fermasrsi due convogli, mentre il primo treno utile per proseguire è passato dal binario 3. In tutto questo, nessun annuncio sonoro, nessuna informazione sui video: gli unici ad abbozzare qualche risposta sono stati gli agenti della Pol.fer. in servizio». Non è difficile immaginare la fiumana che, di sottopassaggio in sottopassaggio e di convoglio in convoglio, si muove alla ricerca del primo mezzo per arrivare in ufficio – per tanti ieri la linea metropolitana nel nuovo capolinea di Rho Fiera. Una situazione grottesca, che ha fatto sì che i pendolari su social network e cellulari – tra loro sì, un'efficace connessione di rete – si descrivessero come «prigionieri».
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