Rimani aggiornato! Puoi essere avvisato quando viene inserita una notiza di tuo interesse:

Al Varese chiudono lo stadio
Umberto Bossi, pensaci tu

Umberto Bossi, il tuo Varese ha bisogno di te (Foto by Foto Roberto Genuardi)

di Andrea Confalonieri

E' la squadra di Giancarlo Giorgetti, su tutti i campi dall'esordio in Eccellenza del 2004 (Parabiago) al sogno dei playoff. E' la squadra di Daniele Marantelli, che ci ha perfino giocato. E' la squadra del secondo ministro più amato del governo Berlusconi, Roberto Maroni (59%). Ma il Varese è soprattutto la squadra del primo abbonato Umberto Bossi e di suo figlio Renzo, più volte presente a fianco del presidente Rosati e dell'allenatore Sannino. E' alla famiglia Bossi - Manuela compresa, soprattutto Manuela - che scriviamo, perché sa cosa è la sofferenza e sa cosa vuole dire sbarcare il lunario partendo da uno scantinato scalcagnato e immerso nell'odore di colla e manifesti da attaccare ai muri. Chi ci è passato, può capire meglio di chiunque altro come possa continuare a esistere in mezzo ai giganti un puntino di squadra come il Varese, amato forse da poche persone, ma di quell'amore talmente disperato da riuscire a spostare anche le montagne.
Umberto, Renzo e Manuela sanno bene come ci si possa sentire stranieri a casa propria e quindi possono capire esattamente la condizione di "schiavitù" che proverà domenica un gemoniese come loro, un cazzaghese come l'onorevole Giorgetti, un lozzese come Maroni ad arrivare davanti al suo stadio, dove gioca la sua squadra, per sentirsi dire: tu, qui, non puoi entare anche se forse sei più varesino, o più tifoso del Varese, dei mille fortunati che sono già dentro. Nella terra della libertà che la famiglia Bossi conosce, difende ed esalta, non esiste privazione più grande.
Quello stadio che vi ha accolto molte volte, e insieme a voi migliaia di spettatori (ne può ospitare più di 20.000), non può essere chiuso da gelida burocrazia e divieti romani. E' come se alle partite che la nazionale della Padania proprio lì ci ha giocato, avessero potuto entrare soltanto i milanesi e non i torinesi, i veronesi, gli aostani, i parmensi. Come se la vostra bandiera fosse usata per dividere invece che per unire. E' esattamente ciò che sta accadendo con le partite del Varese.
Pensate a tutti i sacrifici che avete fatto e alle battaglie combattute: senza popolo, non ci sarebbe stata nemmeno la speranza di farcela, ed è in questa condizione che si trova la squadra della vostra terra. Che continuerà a lottare da sola nel fango anche domenica, senza il suo pubblico, senza nemmeno un campo di allenamento o una casa per il vivaio, senza quello stadio nuovo che aspetta da sempre e ora senza nemmeno quello vecchio che andrebbe ristrutturato, o perlomeno aperto a tutti. Quanto potrà sopravvivere andando avanti così? Dove sarebbero potuti arrivare gli attacchini della Lega, che all'inizio erano solo due (Umberto e Manuela), se si fossero trovati completamente soli e abbandonati?

© riproduzione riservata

Invia il tuo commento

video

Video Esterni

Lo schiaffo di Ibrahimovic

Video Esterni

"Io non ci sto!": il discorso del 1993

Ansa

Carceri: Governo pone fiducia

Vivi Varese

al cinema

inserto