Giovedì 09 Giugno 2011

Varese, l'hotel dei profughi
"Li ho accolti, ora mi cacciano"

VARESE I profughi libici e tunisini, a Varese, c'è chi li vede come un fastidio, chi come persone da aiutare. E chi come una risorsa. «Senza di loro l'albergo sarebbe vuoto» spiega Alfredo Bettini, 40 anni, valtellinese, gestore dell'hotel Plaza di Masnago, quello che ospita 40 profughi. «Per me sono ragazzi fantastici, anche se non “ghè pias minga il minestron e il riso” - continua il gestore, riferendosi a quanto accaduto l'altro giorno, quando hanno rifiutato il pasto - Capita con tutti gli ospiti stranieri di dover mettere a punto la dieta, non è così strano. Ci vuole solo un po' di tempo per capire le abitudini alimentari. Bisogna anche considerare che per accogliere questi ragazzi lo Stato mi dà 46 euro al giorno, a persona. Ci sono tanti tour operator che me ne danno solo 22.50 per il servizio con la mezza pensione».
Bettini, dopo aver fatto due conti, si è attivato per arrivare ad accogliere i profughi, visti come un modo per far rivivere la struttura di cui si occupa. Ha mandato e-mail in tutta Italia, perfino a Agrigento e Lampedusa. «Avevo l'hotel vuoto e questo nonostante avessi fatto di tutto per riconvertirlo ad ostello - spiega - Si tratta di un bell'hotel, ma che non può competere con le nuove strutture realizzate per i mondiali di ciclismo, che hanno le camere più spaziose. Quella dell'ostello mi sembrava una buona idea. Avevo chiesto alle istituzioni di aiutarmi un po' nella promozione, ma non ho trovato disponibilità. Quando ho saputo della possibilità di ospitare i profughi mi sono attivato, pensando di aver trovato una buona idea per far vivere la struttura. All'arrivo dei profughi ho capito di aver fatto bene: sono ragazzi educati, alcuni parlano italiano, tutti l'inglese e il francese. Se ogni tanto sono nervosi è perché sono obbligati a stare in albergo tutto il giorno e si annoiano: del resto hanno 20-25 anni».
Bettini non avrebbe mai immaginato che ospitare qui profughi lo avrebbe messo al centro di tante polemiche: «Dai residenti ho ricevuto critiche e i proprietari dell'albergo mi hanno detto di non aver gradito questa soluzione. Tanto è vero che nei mesi scorsi avevo presentato la cessione dell'incarico e i proprietari mi avevano sempre spinto a ritirarla, chiedendomi di continuare a tirare avanti, in attesa dei tempi migliori. Adesso me l'hanno firmata e da settembre non sarò più qui».
Eppure Bettini è proprio un albergatore con i fiocchi. «L'ospitalità prevede di organizzare le attività più consone “ai clienti”. Io, per non lasciarli senza far niente tutto il giorno, sto attivando un corso di italiano. In più ho cercato di imporre loro delle regole, per far loro capire che non sono in vacanza. Per esempio, la sveglia suona alle sei del mattino per tutti. Ho dato delle responsabilità di controllo ai ragazzi più grandi, mi sto occupando di loro».
Adriana Morlacchi

s.bartolini

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