Mercoledì 15 Maggio 2013

Dove tutto ebbe inizio
Qui è nato il mito Missoni

GALLARATE Là dove nacque il mito multicolore Missoni oggi c'è una palazzina dalla popolazione multietnica. Giace inutilizzato e fatiscente, in via Vespucci, lo scantinato che ospitò il primo laboratorio di maglieria di Ottavio e Rosita Missoni. Sfumato forse per sempre il sogno di farne un piccolo museo.

Tutto è cominciato in via Vespucci al 10, di fronte all'ufficio postale di Gallarate. In quel seminterrato da tempo inutilizzato, che sta sotto ad una palazzina ormai popolata in maggioranza da famiglie di immigrati di varia provenienza, Ottavio Missoni iniziò ad intrecciare e zigzagare fili di lana, lanciando un'attività diventata poi famosa in tutto il mondo. «Missoni? Mai sentito nominare» ammette un padre di famiglia che viene dal Bangladesh. Ormai la famiglia ha ceduto interamente la proprietà e il laboratorio, che è in condizioni fatiscenti e non può più ospitare attività produttive, sta per essere ceduto ad uno degli immigrati che abitano nella palazzina. Si era ventilata la possibilità di ricordare in qualche modo gli inizi dei Missoni ma l'idea è sfumata e difficilmente, viste le condizioni attuali, potrà essere recuperata. Negli anni '70 lo scantinato aveva ospitato un'attività piuttosto nota di articoli sportivi: altri tempi e altre normative di sicurezza.

La palazzina fu costruita all'inizio degli anni '50, quando Ottavio e Rosita convolarono a nozze (era il 1953). Lì andarono ad abitare e lì Tai cominciò a fare sul serio con la sua attività di maglieria. Lo scantinato di via Vespucci fu il primo vero embrione dell'attività di famiglia che poi proseguì nei capannoni di Sumirago, anche se Ottavio aveva già avuto un laboratorio di maglieria a Trieste, insieme al discobolo Giorgio Oberweger e al cestista Livio Fabiani. «Qui una volta non c'era quasi niente, solo prati e boschi» ricorda un vicino, che abita nella villetta, al tempo di proprietà dell'avvocato Mario Turla, a fianco della palazzina dei Missoni. «Qui era piena periferia. Non c'era la posta, non c'erano gli altri palazzi adiacenti»

Qualche anno dopo i Missoni si trasferirono con i figli piccoli in un appartamento più centrale sempre a Gallarate, in una palazzina signorile di via Trombini (quella che fa angolo con via Cantoni), vicino all'ospedale Sant'Antonio Abate. «Ci andavamo a giocare da bambini» ricordano i coetanei gallaratesi di Luca Missoni. Poi con l'exploit del brand della moda, la decisione di spostare abitazione e produzione in mezzo allo splendido verde di Sumirago. «Mi ricordo quando l'Ottavio mi portò per la prima volta a vedere quel terreno - racconta Emilio Donato, saltatore in alto e amico di Missoni - era solo bosco e nessuno capiva cosa avesse in mente di fare. Sembrava una follia e invece dopo aver disboscato si capì che ancora una volta aveva avuto un'intuizione formidabile».

b.melazzini

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