Venerdì 30 Ottobre 2009

Varese, uno stadio dimezzato
Perché il Comune dorme?

VARESE Domenica c’è Varese-Alessandria, big-match del campionato di Prima divisione: partita d’altri tempi che attirerebbe una grande cornice di pubblico, se i sostenitori ospiti potessero entrare al Franco Ossola. Invece la curva sud sarà ancora tabù, perché l’impianto - oltre a lamentare un’impressionante sequenza di magagne strutturali - non è in linea con le ultime norme di sicurezza stabilite dal varesino Bobo Maroni, ministro dell’Interno.


Ma cosa manca perché le tifoserie altrui possano godersi fino in fondo la trasferta a Masnago? Risponde Massimiliano Dibrogni, segretario-factotum del Varese 1910: «Sarebbe tutto okay se ci fossero le aree di prefiltraggio fuori dai cancelli. La normativa prevede che il pubblico venga incanalato molto prima di accedere agli ingressi, utilizzando transenne, anche mobili, che impediscano qualsivoglia contatto». A Varese il prefiltraggio non c’è perché nessuno ha ancora provveduto. L’allestimento di queste corsie separate spetterebbe alla società. Solo che il club biancorosso ha fatto due conti, sobbalzando sulla sedia quando ha visto il risultato: installare queste barriere nel piazzale ogni domenica di campionato costerebbe circa 200mila euro a stagione. «Una cifra insostenibile per le nostre casse - prosegue Dibrogni – ne abbiamo già spesi centomila per dotarci di steward con palmari e botteghini collegati in rete, in grado di emettere biglietti nominativi anche il giorno della partita. E comunque incentiviamo con significativi sconti l’acquisto dei tagliandi in prevendita».


Il guaio, rispetto ad altri posti (ad esempio Como, vedi box), è che per separare veramente le tifoserie negli ampi spazi dell’antistadio servirebbero almeno 150 metri di transenne e parecchi blocchi di jersey, con costi quintuplicati rispetto ad arene che non soffrono di agorafobia. Come uscirne? Palazzo Estense potrebbe venire incontro alle esigenze del Varese: c’è un progetto che, magari abbattendo un po’ il preventivo di cui sopra, potrebbe consentire di mettere a norma in tempi brevi la zona del Franco Ossola. La speranza, neppure troppo nascosta, è di poter aprire la curva sud in occasione del derby di ritorno col Como, in programma il 10 gennaio: quel giorno il grande incasso sarebbe garantito. Ma, quand’anche si convincessero questore e prefetto a dare l’atteso via libera, rimangono sul tavolo le condizioni fatiscenti dell’impianto. Il Comune, che ne è proprietario, continua a nicchiare sul futuro: tra lo studio del Politecnico e i progetti bocciati (Sogliano) l’impasse è ormai lunghissima. Nel presente, sono al via alcuni interventi minimi di adeguamento degli spogliatoi: ritocchi non sostanziali, che dovrebbero essere completati al più tardi nei primi giorni del 2010.
Però già che c’è il padrone dovrebbe da subito metter mano all’altra grossa magagna che fa zoppicare di brutto il Varese e i suoi tifosi: il sistema di illuminazione, le cui carenze impediscono di disputare partite in notturna. È insufficiente sia quello interno che quello esterno: il paradosso è che persino i riflettori dei megapilastri issati appena qualche anno fa, con grande esborso di quattrini pubblici, non fanno abbastanza luce sul campo, rendendo difficile il gioco. E va adeguata l’illuminazione esterna: tribune, corridoi, scale, vie di fuga, uscite di sicurezza. Finché tutto questo non sarà a posto il Franco Ossola, molto più capiente ma omologato per 5.790 spettatori, resterà uno stadio dimezzato.
Stefano Affolti

e.marletta

© riproduzione riservata