Venerdì 06 giugno 2008

Così il Nord inquina il Sud
La mappa dei traffici illegali

L'ultima  l'inchiesta si chiama "Eco boss" e ha portato, due mesi fa, all'arresto di un presunto boss dei Casalesi, al sequestro di aziende attive nel settore dei rifiuti e di terreni a destinazione agricola dove per anni è stato seppellito materiale proveniente dal nord Italia.
Ma bisogna risalire indietro nel tempo per scoprire le vie del traffico illegale di rifiiuti tossici dal Nord verso il Sud dell'Italia.
Diciassette anni fa l'autista di camion Mario Tamburrino, si presentò in ospedale dicendo di aver subito un fortissimo abbassamento della vista dopo aver scaricato alcuni bidoni di scorie tossiche provenienti dalla ditta Ecomovil di Cuneo in una discarica di Sant'Anastasia. 
Dopo le parole di Napolitano, basta seguire il filo delle inchieste per scoprire che tra i veleni di Napoli non mancano i "contributi"di aziende del Settetrione,
 

ECOBOSS L'inchiesta Ecoboss, ad esempio, si basa su alcune intercettazioni risalenti a diversi anni fa e su recenti rivelazioni del pentito Domenico Bidognetti, cugino del boss Cicciotto è Mezzanotte. Per non sostenere il costo del regolare smaltimento dei rifiuti - sostiene l'accusa dei pm di Napoli - l'organizzazione ha simulato nel tempo attività di compostaggio in realtà mai effettuate, smaltendo invece abusivamente, su terreni agricoli rifiuti costituiti, tra l'altro, da fanghi di depurazione provenienti in gran parte da aziende della Lombardia, per un quantitativo di oltre 8.000 tonnellate di rifiuti ed un guadagno di circa 400mila euro.
 Dagli atti dell'inchiesta emerge che da dicembre 2002 a febbraio 2003 l'impianto "Rfg srl" (uno di quelli sequestrati, ndr) ha 'giratò in una cava del casertano circa 6mila tonnellate di rifiuti urbani provenienti dal consorzio "Milano Pulita".
Lo racconta Elio Roma (il gestore della Rfg, indagato nell'inchiesta, ndr): "ricordo che nel dicembre 2002 Cardiello (un intermediario, ndr) mi propose di ricevere il materiale dal consorzio Milano Pulita. Fu per questo che effettuammo alcuni viaggi e scaricammo nel mio impianto. Poichè non mi convinceva l'odore del materiale dissi a Cardiello di bloccare i conferimenti ma lui mi pregò di ricevere i materiali dicendo che 'aveva degli impegni da rispettarè. Io gli dissi chiaramente che non potevo perchè il materiale puzzava e la gente del paese si sarebbe ribellata".
Ma anche le cave di Pianura, dove a gennaio scoppiò la rivolta, hanno un legame con il Nord.
 L'inchiesta è affidata al pm Stefania Buda che dal racconto di alcuni testimoni ha scoperto che almeno dal 1987 al 1994 nella discarica sono finite centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, fanghi speciali, polveri di amianto, residui di verniciatura, alimenti avariati o scaduti provenienti, tra l'altro da aziende presenti in alcuni comuni del torinese (Chivasso, Robossomero, Orbassano), del milanese (San Giuliano Milanese, Opera, Cuzzago di Premosello, Riva di Parabbiago, del pavese (Parona) e del bolognese (Pianoro). E sempre a Pianura sarebbero i rifiuti dell'Acna di Cengio. 

RE MIDA L'inchiesta "Re Mida" ha accertato che dal novembre 2002 al maggio 2003 sarebbero arrivati in Campania dal centro nord 40mila tonnellate di rifiuti, tra cui oli minerali derivati dalla lavorazione di idrocarburi, Pcb (pliclorofenili), fanghi industriali. 

ADELPHI L'operazione "Adhelphi" nel '93 portò invece alla luce gli intrecci tra camorra e politica anche per quanto riguarda il controllo delle discariche: furono emesse 116 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti della malavita, amministratori e imprenditori. 

I PENTITI Anche i pentiti hanno detto la loro sulla provenienza dei rifiuti. E non si tratta di pentiti qualunque: nell'inchiesta 'Spartacus', Carmine Schiavone, il cugino di Francesco "Sandokan" Schiavone, mise a verbale: "la camorra ha riempito gli scavi realizzati per la costruzione della superstrada Nola-Villa Literno sostituendo il terriccio con tonnellate di rifiuti trasportati da tutta Italia".

u.montin

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