La magia del Sacro Monte illuminò anche Parini

La magia del Sacro Monte illuminò anche Parini

Il grande poeta soggiornò a Casbeno e in via Sanvito e fu un assiduo frequentatore di Villa Recalcati

Tra le meravigliose stanze affrescate, gli specchi e la deliziosa atmosfera Belle Époque di Villa Recalcati a Casbeno, dimora nobiliare dei marchesi prima che diventasse il prestigioso “Grand Hotel Excelsior”, si poteva incontrare il grande poeta Giuseppe Parini (Bosisio, 1729 - Milano, 1799). Nato a Bosisio, sul lago Pusiano, figlio di un modesto negoziante di seta e della sua seconda moglie, non era di ceto nobile ma fu esponente della piccola borghesia provinciale.

Tra studi e lavori privati

Incostante negli studi, a causa delle disagiate condizioni economiche, il poeta fu costretto a lavori da scrivano e a impartire lezioni private.

Membro dell’Accademia dei Trasformati, per lungimirante lascito e volontà della prozia, Anna Maria Parino, Parini (che mutò in seguito la desinenza del cognome paterno) si fece prete, così da poter assecondare la grande vocazione agli studi. In casa Serbelloni, Parini venne assunto, come insegnante del giovane Gian Galeazzo e, in seguito, confidente e protetto della duchessa Maria Vittoria, nata Ottoboni Boncompagni. Un celebre episodio, tuttavia, scatenò le ire della famiglia patrizia e sancì l’allontanamento definitivo del Parini: ospite dei duchi a Gorgonzola, intervenne a difesa della figlia del musicista Sammartini, che pretendeva di andarsene e la duchessa, adirata, l’aveva presa a schiaffi.

Verso i capolavori

Dopo alterne vicissitudini, tra aiuti importanti - come quello dell’amico Giuseppe Imbonati che lo volle precettore del figlio Carlo - e vere ristrettezze economiche, Parini vide crescere la propria fama grazie alla pubblicazione del “Mattino” nel 1763 e poi del “Mezzogiorno”, nel 1766, prime parti del suo indiscusso capolavoro “Il giorno”, poema satirico in endecasillabi sciolti, in cui ritrae, con ironia, la vita fastosa e vacua dei nobili, fra lezioni di ballo e incipriature.

Gli stessi nobili che Parini ebbe modo di frequentare nella Varese dei Recalcati, come si legge nel prezioso volume del 1993, “La mia Varese” di Anna Maria Gandini. «Mecenati delle arti e delle lettere, i Recalcati aprirono le ricche sale di Casbeno dai mobili scintillanti di dorature e di seta, dagli splendidi arazzi e dalle volte affrescate, alla nobiltà blasonata, ma anche ad artisti e uomini di cultura. Feste di grande splendore, ricevimenti lussuosi – scrivono le cronache dell’epoca – banchetti luculliani e in mezzo a tanto gaudio faceva capolino la poesia».

Ispirazione varesina

Fu proprio durante un banchetto alla dimora dei Recalcati, che Parini ebbe modo di comporre, in breve tempo, il suo famoso “Brindisi”. Molteplici furono, nella provincia varesina, le fonti di ispirazione lirica, per il Parini, come ci ricorda Gandini: «In occasione di una gita al Sacro Monte insieme ai Recalcati, dal profondo sentimento mistico di ammirazione che provò per il posto, nacque uno dei migliori sonetti. Ed altre rime hanno visto la luce nella nostra città».

Soggiorni da “giovin signore”, insomma, per Parini, a Varese e non solo a Casbeno, ma anche in via Sanvito: «Parini soggiornò in quella villa di stile olandese che sorge in via Silvestro Sanvito, la “Paina”, meglio conosciuta come Villa Craven, nascosta alla vista dei passanti dalla vegetazione del vasto parco. Costruita dal marchese Molinari per la villeggiatura, ebbe quale ospite il Parini che conobbe la principessa Giuseppina Teresa Maria vedova del principe Vittorio di Savoia Carignano e a lei dedicò il sonetto “La festa silvestre”. Sonetti e odi il poeta li scrisse anche per la marchesa Paola Castiglioni Stampa, nata Litta, che passava periodi di vacanza nella sua splendida dimora di Masnago, nonché per la sorella di costei, Maria di Castelbarco».

Cittadino onorario subito

Varese dunque si può considerare una tappa significativa nella vita dell’abate Parini, considerando che la sua prima venuta in città risale alle nozze di Beatrice d’Este. Per i festeggiamenti, Parini compose «l’Ascanio in alba» che venne musicato dal giovane Mozart, e, dopo una prima alla Scala, fu rappresentato anche al teatrino Ducale di Varese.

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