Tribunali di sorveglianza in grave crisi. La mobilitazione oggi anche a Varese
Il tribunale di Varese

Tribunali di sorveglianza in grave crisi. La mobilitazione oggi anche a Varese

La situazione sta causando danni ad avvocati, al personale e alla popolazione carceraria

Crisi dei tribunali di sorveglianza: mobilitazione delle Camere penali. Varese c’è. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha indetto per oggi una giornata di mobilitazione per denunciare la situazione di grave crisi in cui versano i tribunali e gli uffici di sorveglianza sull’intero territorio nazionale.

Ciò comporta problemi per magistrati, avvocati e personale amministrativo ma soprattutto per la popolazione carceraria che non vede risposta alle proprie legittime istanze e, al contempo, assiste ad un drammatico peggioramento delle proprie condizioni di vita per l’inevitabile sovraffollamento dei penitenziari che questa situazione comporta.

Anche il distretto del Tribunale di Sorveglianza di Milano risente di tali problematiche, come già denunciato nei mesi scorsi, nonché dalla Camera Penale di Milano con una lettera al Ministro della Giustizia, rimasta senza risposta. Le Camere Penali di Milano, Busto Arsizio, Como e Lecco, Monza, Pavia, Sondrio e Varese intendono, quindi, richiamare ancora una volta l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica sulla grave situazione della Sorveglianza nel distretto della Corte d’Appello di Milano.

Non solo mancano nel ruolo organico i magistrati (3 su 12 solo a Milano), ma anche il personale amministrativo. Si chiede, pertanto, un pronto ed efficace intervento delle Istituzioni competenti, ministero di Giustizia e Consiglio Superiore della Magistratura, per porre fine alle disfunzioni del Tribunale di Sorveglianza fornendo i magistrati mancanti dall’organico con ricorso a procedura straordinaria ed il personale necessario con assegnazione urgente per il buon funzionamento degli uffici, quale condizione imprescindibile e necessaria per evitare situazioni degradanti e disumane per i detenuti e non svuotare di contenuto la finalità di rieducazione della pena prevista dalla nostra Costituzione.


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