«Ci vuole più attenzione al welfare»
«La Patronale è un momento simbolico e di riconoscenza» (Foto by Varese Press)

«Ci vuole più attenzione al welfare»

Il Prevosto monsignor Severino Pagani vede nella patronale la comunione di tutte le parrocchie

«San Giovanni, momento di comunione tra tutte le parrocchie. E di vicinanza tra il mondo religioso e quello civile». A spiegarlo è il Prevosto monsignor Severino Pagani, “parroco” di San Giovanni Battista, che coglie l’occasione della Patronale per rimarcare la collaborazione con il nuovo sindaco Emanuele Antonelli: «Gli chiederemo attenzione al welfare».

Qual è il senso della Patronale?

È un evento straordinario. È innanzitutto un evento spirituale, il momento in cui la comunità cristiana, in modo particolare della parrocchia di San Giovanni ma in modo più esteso di tutte le parrocchie di Busto, si mostra capace di riconoscenza e gratitudine nei confronti di Dio che non ci abbandona e ci aiuta ad attraversare la storia. Ma insieme anche un evento di comunione tra tutte le comunità cristiane di Busto Arsizio, che si riconoscono nel Decanato.

Quest’anno ha una valenza particolare?

Con la presenza del Vicario episcopale monsignor Citterio si chiude la visita pastorale del cardinale Angelo Scola. Come Decano nel corso dell’anno ho fatto visita a tutti i consigli pastorali della città. È stato molto interessante, anche nell’ottica di un progetto di attività pastorale sempre più di comunione tra tutte le parrocchie, perché in una città così grande dovremo sempre più unificare, considerata l’oggettiva scarsità del clero. È un lavoro che dà già dei frutti. Molte cose le facciamo già insieme e ci abituiamo ad andare in sintonia. La Patronale è un po’ il momento simbolico di tutte queste cose.

Poi c’è il risvolto civile…


Altrettanto importante. La Chiesa cerca sempre la collaborazione con le istituzioni civili, perché ha a cuore il bene comune, e tutti coloro che abitano un territorio. Quest’anno su due versanti: da una parte, siamo molto lieti di accogliere, riconoscere e manifestare la nostra sincera collaborazione con il nuovo sindaco Antonelli, dall’altra per sottolineare le esigenze di bene comune che una città come la nostra mantiene, soprattutto a favore di nuove povertà che incontriamo tutti i giorni. C’è una collaborazione proficua».

Dalla visita pastorale di quest’anno è emersa un’istanza particolare da portare al cospetto della comunità politica?


Tra elezioni e visita pastorale, è stato un anno particolarmente significativo e condotto molto bene da tutte le parti. Abbiamo trovato sensibilità nei confronti di queste istanze e il mondo ecclesiale è stato un po’ più stimolato a stabilire un rapporto corretto tra fede e politica. Lo dimostra il fatto che tutte le parrocchie abbiano costruito insieme un evento con tutti i candidati sindaci invitati ad esporre il loro programma. Per la sensibilità cristiana ci sono alcuni aspetti che stanno più a cuore: mi riferisco al mondo del welfare.

Quali auspici su questo fronte?

Che nei prossimi anni tutto questo mondo, sia studiato e programmato con criteri di più ampia partecipazione e stili e metodi di più aggiornata modernità. A maggior ragione perché noi viviamo una tradizione di molte associazioni che si occupano dei più poveri, tante istituzioni piccole e grandi che negli anni e decenni scorsi sono state espressione di un welfare molto avanzato rispetto ai tempi. Non dobbiamo fermarci o perdere questa corsa per incapacità di necessario aggiornamento o investimenti di risorse. Perché non basta fare il bene, ma il bene bisogna farlo bene.


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