Ricordi:«Così il nostro cuore alassino diventò bustocco»
Luigi Calcaterra, uno dei sette eredi, con Gigi Farioli (Foto by Varese Press)

Ricordi:«Così il nostro cuore alassino diventò bustocco»

Luigi Calcaterra: «L’eredità mantiene unita a Busto la nostra famiglia»

«Il nostro cuore è bustocco ed anche un po’ alassino. La Colonia è il modo per mantenere unita a Busto la nostra famiglia». Luigi Calcaterra, nipote di Luigi Borri, ricorda la generosità del capofamiglia che donò un pezzo della collina San Nicola alla Città di Busto Arsizio, ma esprime anche apprezzamento per gli interventi fatti per rilanciare un patrimonio che lega indissolubilmente gli eredi Borri alla città in cui ormai non vivono più.
«Sono ricordi un po’ lontani. Mi ricordo perfettamente quando mio nonno aveva regalato il terreno per costruire prima la Colonia e poi di fianco quello che si chiamava reparto isolamento, che ospitava i ragazzi ammalati nel periodo invernale, visto che la Colonia funzionava anche come scuola. Mio nonno contemporaneamente aveva fatto costruire una chiesetta, la Chiesa di San Nicola, dal nome di quella zona, dove poi si sono sposati molti di noi figli e nipoti. Siamo bustocchi ma con radici alassine».

Perché vicino alla ex Colonia, sulla stessa collina, ci sono le case di vacanza degli eredi di Luigi Borri?

Noi abitiamo proprio lì vicino, a poche decine di metri dal cancello di ingresso della Colonia. E oggi, anche per una questione anagrafica, viviamo molto qua ad Alassio, anche nei mesi invernali, e devo ammettere che è piacevole la vista di questa struttura rimessa a nuovo.

È un orgoglio di famiglia, insomma?

Le confesserò: quando l’hanno costruita, mi spiace dirlo, ma a noi non piaceva neanche un po’ come era stata fatta, perché era un’architettura secondo noi sorpassata per l’epoca, stile anni ’40. Negli anni del Dopoguerra, la criticavamo abbastanza. Poi però con il tempo quegli stili sono stati rivalutati ampiamente, con Giò Ponti e gli altri. E ora, dopo che è stata ridipinta molto bene, devo dire che ho conosciuto diversi architetti che la apprezzano molto. A noi non può che fare piacere.

Ora il lascito è stato modificato, allargando l’utilizzo della struttura…

Noi eredi, i sette “vecchi”, diciamo così - io, le mie due sorelle e i quattro cugini - alcuni anni fa siamo venuti a Busto Arsizio per dare il permesso al Comune ad utilizzarla, oltre che per i bambini, anche per scopi sociali, in particolare per gli anziani. E so che c’è un progetto di restauro del reparto isolamento che punta proprio a quel tipo di utilizzo.

Rapporti di buon vicinato?

Quest’anno mi sembra che ci sia più movimento. Noi manteniamo i contatti soprattutto attraverso il Gigi (l’ex sindaco Farioli, ndr), che ci invitava a qualche festa in Colonia, ma anche attraverso il custode, figlio di un dipendente di mio padre, con cui siamo rimasti amici.

Ormai nessuno di noi abita più a Busto - io sono l’ultimo ad averla lasciata da più di vent’anni - ma le radici della nostra famiglia sono profondamente legate a Busto.

Il fatto di essere ancora “vicini di casa” della Residenza ad Alassio, ci fa sentire sempre molto vicini alla città che abbiamo tutti nel cuore.


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