Sacconago nel ricordo di Leoncini

Sacconago nel ricordo di Leoncini

Amarcord - Nel 1984 l’inaugurazione, sotto la pioggia, in una distesa di campi diventati viale dell’Industria

I pionieri della zona industriale di Sud-Ovest: le 42 imprese artigiane delle cooperative Cab1 e Cab2. «Andammo in Comune a chiedere 6000 metri quadrati, ce ne proposero 70mila, perché si doveva far partire la zona industriale. Quando occupammo i terreni, i contadini ci aspettavano con le roncole, poi all’inaugurazione arrivò il ministro Goria in elicottero». La vera storia degli inizi della cittadella produttiva di Sacconago nei ricordi dell’ingegner Gianni Leoncini, che insieme all’architetto Stefano Castiglioni fu il progettista del primo comprensorio degli artigiani in viale dell’Industria. CAB1 e CAB2, dall’acronimo Cooperative Artigiane Bustesi, inventato dal vulcanico Carlo Monoli, autotrasportatore e storico promotore dei consorzi artigiani in città. Era il 1982 e il quadrilatero della zona industriale di Sud-Ovest, che oggi è una distesa di capannoni, era un’immensa area agricola. «Siccome Regione Lombardia, con la legge per il riequilibrio territoriale del sistema industriale per orientare la localizzazione dei consorzi artigiani, metteva a disposizione un miliardo e 250 milioni di lire per ogni consorzio, ci suggerirono di dividere l’intervento su due cooperative. Arrivarono due miliardi» l’amarcord di Leoncini, che rivive quell’«esperienza incredibile» che fu la scintilla della zona industriale di Sacconago. «Con Castiglioni stavo progettando un piccolo intervento da 6000 mq per la cooperativa Carva (fondata da Monoli, ndr) nella zona Pip di Borsano - racconta Gianni Leoncini - ma quando incontrammo il sindaco Angelo Borri, con l’assessore all’urbanistica Baratelli, intenzionati a far partire la zona industriale di Sud-Ovest, fino ad allora frenata dai vincoli che il piano regolatore imponeva alle aree industriali da dismettere, ci proposero non già 6000 metri, ma un’area da 70mila, il che significava poter realizzare almeno 30mila metri quadrati di capannoni coperti». Aderirono ben 42 imprese artigiane, dando vita ad un’avventura emblematica di un’altra epoca: «Il primo plinto prefabbricato fu inaugurato dal sindaco Borri due mesi prima dell’approvazione del progetto - racconta sorridendo Leoncini - il progetto lo presentammo un giovedì mattina alle 11: il pomeriggio stesso fu riunita la commissione edilizia per valutarlo e la mattina dopo eravamo già in Comune a ritirare il progetto approvato. Il giorno dopo, quando iniziarono le occupazioni d’urgenza, finalizzate agli espropri, delle aree della futura zona industriale, ricordo i contadini di Sacconago schierati con le roncole ad aspettarci. Lì non c’era nulla, nemmeno una strada, solo terreni agricoli. Dopo una giornata di discussioni con i contadini in una delle “camane” (i capanni agricoli che c’erano da quelle parti, alcuni ancora resistiti, ndr), tra qualche bicchiere di vino e qualche salamino affettato, riuscimmo a convincerli a non ostacolarci, con la promessa che avremmo assunto i ragazzi di Sacconago, non appena le imprese si fossero sviluppate. Promessa mantenuta: nel giro di qualche anno furono assunti un centinaio di ragazzi del quartiere».
Nell’84 l’inaugurazione, in una giornata di pioggia, nel bel mezzo di una distesa di campi in cui era spuntato il viale dell’Industria. «Si diceva che fosse il consorzio artigiano più grande d’Europa - ricorda l’ingegnere bustocco - fu invitato il ministro dell’industria Giovanni Goria, che arrivò da Malpensa con l’elicottero e venne subito circondato da tutti i notabili democristiani dell’epoca, tanto che non riuscii nemmeno a stringergli la mano».


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