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COMO La signora Mina Anna Mazzini in Quaini ha festeggiato 70 anni, si tiene lontana dai riflettori, ogni tanto qualche paparazzo la “becca” in quel di Lugano ma non sembra darsi pena di quegli scatti che ce la restituiscono monumentale come la leggenda che ha creato e, le auguriamo, felice. Mina, invece, la voce senza corpo, quella che ti raggiunge ovunque “Come se io fossi lì”, approfittando di un brano del suo nuovo disco, quella che si propone come assessore (ombra?) di un ipotetico sindaco Celentano, quella che tutto è già stato detto e scritto e anche di più, quella Mina non ha età. Per lei fare dischi nuovi deve essere facile e “Facile”, il cd, era uscito nemmeno sette mesi fa. Quello nuovo, quello che è arrivato pochi giorni fa nei negozi (che sono rigogliosissimi di vinili freschi di ristampa) si intitola “Caramella” e tutti hanno voluto, come al solito, giocare sul titolo, quanto è dolce, in copertina la consueta immagine atemporale “incartata”, proprio come una chicca zuccherosa. Parliamo di musica - perché di voce è inutile parlare ancora, se non per dire (ma non sembra fine) che a 70 anni cantati Mina non dà il benché minimo cenno di cedimento - parliamo delle quattordici canzoni? Allora: “Facile” era una discreta svolta, svecchiava il sound, sembrava non mirare eccessivamente al vecchio pubblico dell'artista, forse ne cercava uno più giovane arrivando anche a proporre un bel duetto con Manuel Agnelli (“Afterhours”). La “Caramella” è un passo avanti e uno indietro contemporaneamente. La prima parte del dischetto è quanto di meglio Mina ha inciso negli ultimi anni per freschezza, inventiva e modernità. Solo nel finale sembra esserci qualche concessione al suo pubblico più “old fashion”, quello che ama la melodia “all'italiana”.
Chissà se questi ameranno “You get me”, ballata pianistica in duetto, anzi, in alternanza, con Seal, una bella gara di voci. Sicuramente apprezzeranno le altre due collaborazioni, “Poche parole” e “Amore disperato” entrambe già sentite sulle opere dei rispettivi interpreti, Giorgia e Dalla, azzeccatissime in questo contesto. E che dire di “ Io e te”, che porta la firma di Paolo Benvegnù e sfoggia un arrangiamento siderale, quasi pinkfloydiano, (tra “Echoes” e “Hey you”) liquido, impalpabile con qualche scarica elettronica? Axel Pani, nipote di cotanta nonna e figlio di Paciughino, sta diventando un autore di tutto rispetto: “ Il povero e il re” non sarà un capolavoro ma non sfigura a confronto con la jazzata “Così così” o la lieve “Come se io fossi lì” che è un vero e proprio inno al mito Mina. Il ragazzo funziona anche come “consigliori” e ha presentato a casa i Subsonica: Casacci ha proposto “Solo se sai rispondere”, Davide Dileo (Boosta, per gli amici, che conduce lo show radiofonico “Coppia aperta” su Radio Rai 2 con Benedetta Mazzini) azzecca la perla della “Caramella” con “La clessidra”, un moderno pezzo classico con una bella partitura per archi e la voce che fa (ancora) miracoli e regala (ancora) brividi. Ma forse è troppo e allora ecco l'ultimo mazzo di pezzi, “adatti a un pubblico adulto” e poco avventuroso: “Accendi questa luce” e “Mi piacerebbe andare al mare” dell'inossidabile Mingardi, la bella “Amoreunicoamore”, l'esercizio napoletano “ Ma comme faje” e “ Inutile sperare” dove la parte del leone spetta a un clamoroso assolo del chitarrista Luca Meneghello. La parte della Tigre, invece, rimane a lei: altri settanta di questi dischi, madame.
Alessio Brunialti
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