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Raga a Masnago: è l'apoteosi
"Varese, tu mi riempi la vita"

Manuel Raga commosso di fronte al tributo di Masnago (Foto by varesepress/genuardi)

di Francesco Caielli

VARESE Dalle gloriose volte di un soffitto che trasuda storia pendono venticinque vessilli, testimoni mossi dal vento di un passato che mette i brividi. Manuel Raga ha messo le mani e la firma su undici di quei trofei: nessuno, nessuno come lui. Basterebbe questo per tappare la bocca alla ragione e far parlare il cuore, che in serate come quella di ieri si gonfia di orgoglio biancorosso e resta quasi incredulo di fronte a tanto passato. Le luci di Masnago hanno illuminato la storia: mai così bella, mai così vicina, per onorare Raga regalandogli attimi indimenticabili e restituendogli un centesimo di quello che lui ha dato a Varese. Per lui, per Raga, c'erano tutti: da Aldo Ossola a Toto Bulgheroni, da Flaborea a Vescovi, da Caneva a Dodo Rusconi, da Dino Meneghin a Vittori fino a Gianmarco Pozzecco. In campo con la maglia rigorosamente gialloblu – e sarebbe bastato questo per far scattare la lacrimuccia – a sfidare la nazionale degli artisti dove si sono fatti applaudire tra gli altri i Fichi d'India Max e Bruno e il dj Ringo (finita 65 a 56 per le vecchie glorie).
Serata benefica, con il ricavato devoluto in beneficenza al Ponte del Sorriso per la costruzione del nuovo ospedale pediatrico della città, serata onorata da una cornice meravigliosa fatta di oltre duemilacinquecento persone, serata da uscire del palazzetto e urlare in faccia al mondo “Noi siamo Varese”. Serata per Manuel Raga, che dopo Bob Morse è stato insignito della cittadinanza onoraria dal sindaco Attilio Fontana, nel momento più toccante e commuovente di tanti anni di storia vissuti a Masnago. Lacrime vere, di Manuel che ha ringraziato i tifosi perché <Siete voi che ci avete fatto vincere tante partite, siete voi che con il vostro sostegno ci avete spinto così in alto>. E ancora: <Cosa darei per poter correre ancora su questo parquet, insomma…se ci riesce Flaborea ci posso riuscire anch'io>, prima dell'atto d'amore verso la sua Varese. <Questa città mi ha dato tutto, mi ha dato una famiglia e un figlio del quale vado orgoglioso (Manuel jr, giocatore al Vacallo nel campionato elvetico, di fianco al padre in mezzo al campo durante la premiazione). Dio mi ha dato un dolore indescrivibile colpendomi in uno dei miei affetti più cari (l'altro figlio Fidel, scomparso in tenera età), ma anche la forza di andare sempre avanti>. La commozione raggiunge il punto più alto, Manuel non riesce più a parlare e si lascia andare in un <Che Dio vi benedica> liberatorio, rimbombante, capace di scatenare il boato di Masnago.
E poi spazio per gli abbracci, che hanno il potere di asciugare le lacrime e stemperare un po' di commozione: Raga e Gualco, il general manager mai abbastanza ricordato che portò a Varese il messicano e costruì la Ignis vincitutto. Raga e Guido Borghi, figlio di quel Giovanni che fu l'artefice di tutti i successi gialloblu, Raga e Dino Meneghin, Raga e Pozzecco, Raga e tutta Varese. Alla fine son mille autografi da firmare, testa incredula nel vedersi circondato da bambini che scalpitano per una foto, e parole venute su dal cuore: <Non me l'aspettavo una cosa così>.
E' stata la serata perfetta, buona per fare la pace con la storia e con un passato che andrebbe ricordato tutti i giorni e insegnato ai bambini delle elementari che dovrebbero snocciolarlo come un padrenostro. Dopo Bob Morse, ecco che la città ha onorato un altro dei suoi figli migliori tributandogli la più bella delle onoreficenze. Si continui, e si passi ora a tributare il giusto onore a un altro degli uomini che furono artefici della valanga gialloblu: ora tocca ad Aldo Ossola. Lui varesino lo è già: gli si consegnino direttamente le chiavi della città.

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