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De Pol è sempre il nostro capitano
"Cara Cimberio, farai i playoff"

VARESE - De Pol e Galanda bandiere di Varese (Foto by Marco Guariglia/Color Games Vare)

VARESE Parlare di basket con Sandro De Pol è qualcosa che fa bene al cuore. In una chiacchierata sola saltano dentro mille cose: nostalgia, passato, ricordi, attualità e futuro. Vecchio cuore di capitano biancorosso, oggi allenatore a Castelletto Ticino (con lui l'ex varesino Cotani e il preparatore atletico dei Roosters scudettati Cecco Lenotti), si parla di quello che è rimasto addosso dopo le finali di Coppa Italia. Che, secondo molti, sono stati un insuccesso di pubblico e critica: «Sarà - dice Sandrino - probabilmente oggi la pallacanestro italiana non riesce a smuovere i cuori, non è un'attrattiva, non trascina come potrebbe».

Sarà mica colpa di Siena che vince sempre, vero?
Non sposo questa teoria. Abbiamo sempre avuto squadre capaci di inanellare cicli lunghi e importanti: Varese, e in tempi più recenti Milano e Bologna. Ebbene, quando queste squadre vincevano sempre il pubblico del basket aumentava e la gente si appassionava di più.

E quindi, cosa succede?
Forse basterebbe una Nazionale più vincente, capace di fare davvero da traino per l'intero movimento. E poi, è il solito discorso: la gente non si riconosce più in quei giocatori che va a vedere, che per un anno sono in una squadra e l'anno dopo non ci sono più. Però...

Però?
Però mi dicono che i palazzetti, per le partite di campionato, sono sempre pieni: e allora magari finora ho detto solo delle grandi castronerie ed è solo la Coppa Italia che non attira più come una volta.

Ma non si tratta solo di presenze: il basket in tv, passato da quest'anno alle emittenti in chiaro dopo otto anni di Sky, non fa audience (l'1,81% di share, cioè 221mila spettatori, per la finale di Coppa Siena-Cantù). Perché mai?
Ci vuole del tempo: quest'anno abbiamo avuto un passaggio epocale, e per vedere dei risultati confrontabili bisognerà aspettare un paio d'anni. Io credo che il basket in chiaro sia un bene per l'intero movimento: la Rai, La7, ma anche SportItalia che garantisce l'Eurolega e trasmette il campionato spagnolo che è meraviglioso, avanti anni luce rispetto al nostro.

Ecco, bravo: in Spagna, per le finali di Copa del Rey, hanno letteralmente riempito il palazzetto: 60.000 spettatori complessivi a Barcellona contro i 24.000 di Torino, stessa formula e stesso numero di partite. Come mai?
Eh, ma quello è un altro mondo, non si possono fare paragoni. Io ho avuto la fortuna di giocare in Spagna e di disputare una finale di Copa del Rey: vi assicuro che è un evento meraviglioso, si gioca sempre in palazzetti pieni con le tifoserie delle diverse squadre che partecipano all'evento cerando un clima bellissimo.

Ha voglia di parlare della sua Varese?
Sempre.

Domanda secca, risposta secca: farà i playoff?
Sì.

Spieghi.
Li farà perché so come lavora Charlie, e so che è in grado di far rendere al massimo le sue squadre: sempre. Varese avrà un finale di campionato in crescendo, esattamente come è successo lo scorso anno.

Ci piacerebbe crederle...
Fatelo. Ora, poi, hanno cambiato anche l'americano: purtroppo Hurtt è stato una scommessa persa, per mille motivi che non sto nemmeno ad analizzare. Weeden mi sembra un giocatore più pronto, che darà una mano. Piuttosto, se posso permettermi...

Se non può lei...
Nessuno se ne abbia a male, ma io Gek Galanda l'avrei tenuto: uno come lui, è sempre capace di dare qualcosa. Certo, andava gestito e centellinato: non avrebbe potuto giocare sempre quaranta minuti. Però, che giocatore. Infatti, a Pistoia sta facendo grandissime cose: e non è escluso che ce lo ritroveremo in serie A, il prossimo anno. Glielo auguro di cuore.

Francesco Caielli

© riproduzione riservata

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