VARESE Onore delle armi ai Mastini della Under 19, battuti in casa dal Caldaro per 6 a 3 nella seconda, decisiva finale scudetto. Davanti a circa 300 spettatori, i varesini hanno giocato una gara molto generosa, ma poco lucida. Quella altoatesina si è dimostrata squadra molto smaliziata, sicuramente più abituata a reggere le tensioni delle partite che contano. Il tricolore è dunque sfumato. Ai ragazzi di Merzario resta comunque la soddisfazione dei essere stati promossi in prima divisione.
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Stefano, con qualche riga in più hai dato un senso al tuo punto di vista che, ora, posso condividere almeno in parte. Spero che il tuo Direttore ti offra presto lo spazio per allineare queste riflessioni anche sulla carta. Alla prossima. Paolo Franchini (www.paolofranchini.tk)
Caro Paolo, sei stato certamente un testimone più presente di me negli anni gloriosi delle battaglie da scudetto: non ho la tua conoscenza degli archivi societari. Ma la frase “incriminata” intendeva più che altro sottolineare un metodo di lavoro alla luce degli esiti, non certo “bollare” qualcosa o qualcuno: la continuità di risultati del settore giovanile odierno non trova riscontri in ere passate. È innegabile che a quell’epoca scelte “politiche” e risorse ingenti si concentrassero su una prima squadra zeppa di giocatori di scuola estera: se in quel contesto si era ritagliato un ruolo preciso un manipolo di ragazzi varesini (Merzario, Malfatti, Orrigoni, Quilici, Farè, Villa, Gorini, e forse ne scordo qualcun altro), era perché il loro talento faceva marameo ai limiti di un vivaio che, diretto dall’ottimo Blumer, finiva fatalmente sacrificato alla voglia di primeggiare in serie A. Ma costoro, pionieri indigeni, erano belle rarità, come dimostra il fatto che negli anni seguenti il settore giovanile non ha più prodotto generazioni all’altezza. Le cose hanno cominciato a cambiare all’inizio degli anni ’90, quando da un lato ci si è accorti che non era più possibile inseguire sul piano del budget e degli stranieri le realtà di Milano, Asiago e Bolzano (lo stesso Blumer, nel frattempo divenuto proprietario del club, si accollò generosamente oneri devastanti su questo fronte), e dall’altro alcuni tecnici in gamba, tra cui mi piace ricordare Pat Cortina e Luciano Basile, hanno avviato un lavoro paziente e sistematico per garantire un ricambio poi castrato dagli eventi a tutti noti. Di più: negli ultimissimi tempi della serie A qualcuno - saprai anche a chi mi riferisco - sprezzantemente sostenne davanti ai genitori allibiti che “le squadre giovanili le facciamo solo perché il regolamento ce lo impone”. Oggi a Varese non abbiamo più una prima squadra di vertice: però un’attenzione così forte, strategica e non incidentale, per il vivaio non c’era mai stata, come evidenziano i risultati (non solo quelli del campo: e comunque ai tempi le goleade coi pari età altoatesini non mancavano). Questione di ottiche e priorità diverse che, in epoche diverse, ci si augura sfocino in epiloghi diversi: a noi sembra che questa società proceda secondo logica e coscienza. Questo intendeva esprimere l’articolo: senza voler buttare via alcun bimbo con l’acqua sporca, né designare buoni e cattivi in una storia in cui, salvo rare eccezioni, chi a turno comandava, anche sbagliando, credo abbia agito in buona fede. Stefano Affolti
Mi ha sorpreso, e non poco, il “commento” del 21 marzo (pag.31) dedicato alla realtà dell’hockey giovanile nostrano nel quale si sostiene che “Quando la Kronenbourg faceva sfracelli il settore giovanile, se c’era, collezionava figure magrissime e goleade solenni”. Nulla di più falso, se lo lasci dire da chi c’era: quando la Kronenbourg faceva sfracelli, come scrive il signor Affolti, il settore giovanile esisteva eccome e proprio il signor Affolti ne seguiva da vicino le vicende per conto di varie testate. Rare le figure magrissime, lo garantisco, e poche le goleade subite nonostante (e spero che anche oggi si possa affermare lo stesso) sul ghiaccio vi fossero solo ragazzi nati e cresciuti, soprattutto hockeisticamente, all’ombra del Sacro Monte. In ogni caso, se questo mio intervento non fosse sufficiente, sono certo che anche Giancarlo Merzario, oggi attuale coach degli Under 19 ma anni fa grande protagonista anche dell’hockey giovanile varesino, saprà rinfrescare la memoria del dimentico giornalista. Paolo Franchini (info@paolofranchini.tk)
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