«Cadere e risorgere, con la gente»

Il Procuratore Aggiunto Tiziano Masini racconta la sua storia d’amore con il Varese, lunga cinquant’anni

Stagione 1966-67, il Varese centra la sua seconda promozione in serie A. Stagione 2016-2017, il Varese insegue il ritorno tra i professionisti e sogna con i suoi tifosi un’altra strepitosa scalata. Avete già fatto il conto, vero? Cinquant’anni. Cinquant’anni di amore per una squadra, «l’unica». Cinquant’anni di cuore colorato di bianco e di rosso, pura passione. Cinquant’anni al Franco Ossola, in tribuna, da quella prima volta insieme a papà. Per il magistrato Tiziano Masini, Procuratore Aggiunto al tribunale di Alessandria e tifoso biancorosso doc, un anniversario speciale.

I momenti di gioia sono stati tanti: seguo il Varese da 50 anni. Ne scelgo tre recenti: il 2-0 alla Cremonese del 13 giugno 2010; la vittoria di Genova contro la Sampdoria con il pubblico del Varese in festa (”tutti a casa alé”) e quello blucerchiato silente e a testa bassa; il pareggio di Verona nella semifinale playoff del 2012, con il gol di Terlizzi a pochi minuti dalla fine dopo ore di tensione emotiva e di preoccupazione sullo 0-1. Brividi indimenticabili, attimi commoventi.

nquant’anni dopo, si insegue un’altra promozione. Dalla rinascita dell’estate scorsa a oggi il Varese è (quasi) sempre stato in testa: la Lega Pro è un obiettivo raggiungibile? Ci crede?


Sì, di certo è raggiungibile. Ma dico che “non ci credo”, e lo metto tra due virgolette: chi legge farà la sua valutazione…


Per raggiungere il “sogno” serve una società solida, stabile nei suoi organigrammi, affidabile. Gli esempi non mancano: Cittadella, Carpi, Novara. Nello sport di squadra,per emergere, l’asse portante deve essere tendenzialmente lo stesso, anche nel parco giocatori.


Il sostegno del pubblico conta sempre, a maggior ragione in questa categoria e nel nostro girone,dove solo il Varese può vantare un seguito costante e importante. I nostri giocatori, gli avversari, l’arbitro devono sentire la pressione della gente del Varese nel nostro stadio e negli altri “campi sportivi”, visto che di stadi – diverso dal nostro – non vi è traccia in questo campionato.E fa male perdere contro certi avversari senza nome e senza storia e, soprattutto, che sempre resteranno tali.


Sarebbe facile propendere per i giocatori più raffinati. Invece dico Francesco Viscomi, sempre presente, sempre determinato, al servizio della squadra e del risultato da raggiungere.

Anche per rispondere a questa domanda ci vorrebbe molto tempo. Ho sempre apprezzato lo spirito di sacrificio e la voglia indomabile di soffrire sul campo. Così dico – ma a titolo esemplificativo, dovrei fare tanti nomi – Riccardo Sogliano, Maurizio Giovannelli, Gildo Salvadè, Vincenzo Di Giovanni, Maurizio Brancaccio, Clayton Dos Santos, Daniele Corti, Daniele Buzzegoli, Martino Borghese. E forse ne avrò dimenticato qualcuno di ancor più importante.


Eugenio Fascetti e Giuseppe Sannino.


Non lo dico,sarebbe peggio. Continuo a coltivare la mia scaramanzia e basta.


Tre fallimenti (1988, 2004, 2015) sono decisamente troppi. Facile parlare, facile fare proclami, ma poi rialzarsi e tornare a livelli di prestigio nel calcio professionistico è difficilissimo. La società sa cosa fare, perché in un passato non troppo lontano siamo ripartiti dall’Eccellenza e tornati in serie B. Mutatis mutandis, limata qualche spiacevole angolatura, quella è ancora la linea da seguire.


Ragazzi, noi siamo il Varese: il cuore oltre l’ostacolo, per gioire con la gente a fine partita.

Siamo diversi perché cadiamo, ci azzeriamo e, con umiltà, orgoglio e forza d’animo, risorgiamo sempre.