«Meo, decisione dolorosa. Toto in Lega? Sì...»

«Meo, decisione dolorosa. Toto in Lega? Sì...»

Il nostro Fabio Gandini ha intervistato Stefano Sardara, presidente del Banco di Sardegna Sassari

All’andata c’era il Meo, come sempre osannato dall’arena del suo cuore. Poi c’erano i campioni d’Italia, ancora provvisti di quel residuo di baldanza derivante dallo storico “triplete”. Finì poco a tanto, come era lecito aspettarsi, ma nessuno in quel lunedì sera di luci al Palawhirlpool avrebbe mai immaginato di essere davanti al tramonto di un’era per gli isolani avversari di Varese. Sono passati solo tre mesi ed è quantomeno strano commentare con il numero uno del Banco di Sardegna, Stefano Sardara, tutta l’acqua passata impetuosa sotto i ponti.

Sembra trascorso un secolo da quel 70-86, presidente...

Sono cambiate talmente tante cose che onestamente pare di essere in un altro campionato. Durante il girone di andata abbiamo ottenuto anche delle belle prestazioni, una di queste proprio a Varese, ma la Dinamo che giocò a Masnago era una squadra alla faticosa ricerca di una sua identità: non l’ha trovata ed è stato necessario seguire una strada diversa, attraverso la quale stiamo ora iniziando a cogliere i primi frutti.

Il 21 novembre 2015 lei esonerò Sacchetti e fu sottoposto a una quantità industriale di critiche. Non sappiamo in quanti glielo abbiano chiesto, noi lo facciamo ora: cosa provava Stefano Sardara in quei giorni?

Fu un momento di grande difficoltà, un frangente complicato, perché non si esauriva solo un percorso tecnico, ma anche il viaggio di un rapporto umano. È vero, mi sono arrivate addosso parecchie parole: non tutti coloro che criticavano, però, conoscevano davvero il percorso – ripeto: umano – che Sassari aveva fatto con Sacchetti. E non avevano idea di quanto fosse difficile prendere una decisione, per me necessaria, come quella dell’esonero.

Lei non si è mai sottratto a un rapporto diretto con i tifosi, anzi. Sulla sua pagina Facebook il dialogo con i supporter sugli argomenti che riguardano squadra e società è costante e molto partecipato. Curioso e inusuale: è una sorta di presidente della porta accanto…

Fare arrivare direttamente a loro quello che penso è un vantaggio, purché lo “strumento” social venga usato con equilibrio. Provo grande soddisfazione ad avere un rapporto del genere con i tifosi, perché ricevo da loro anche tanti consigli. Ora ho più di 14 mila contatti.

Che partita si aspetta domani?

Non facile, perché considero Varese una buona squadra nonostante le difficoltà che ha incontrato sul suo cammino. Noi veniamo da quattro sconfitte consecutive in campionato e abbiamo l’esigenza di far bene davanti al nostro pubblico, che sarà – come sempre – un valore aggiunto. Ma non ci aspetta nulla di scontato contro la Openjobmetis.

La classifica sembra delineare una sorta di spareggio per Varese: la squadra di Moretti è a 14 punti, quella di Calvani ne ha 18 e occupa l’ottavo posto. Perdere, per la Openjobmetis, significherebbe scendere a – 8 (considerando anche gli scontri diretti) dall’ultima piazza disponibile per i playoff.

A mio giudizio non ci sarà nulla di decisivo nella gara di domani, nel bene nel male: penso non sia giusto mettere questa sorta di ansia da prestazione alla vostra squadra. Mancano ancora troppe partite e la classifica è cortissima: basta pochissimo sia per entrare che per uscire dalle prime otto.

Cosa non ha funzionato con Christian Eyenga, appena salutato dalla sua Dinamo? Nella turbolenta scorsa stagione biancorossa il nigeriano fu un fattore, tanto da meritarsi le attenzioni di una squadra di rango come quella dei campioni d’Italia.

Questione di spazi e di equilibri: nella nostra struttura ci sono state delle modifiche e Chris non avrebbe più potuto godere del minutaggio avuto in precedenza. È per questo che abbiamo acconsentito alla sua richiesta di partire. Rimane il rapporto splendido avuto con lui: conserverò sempre il messaggio che mi ha mandato questa mattina (ieri ndr) dall’aeroporto prima di prendere il volo per Torino. Eyenga è un ragazzo d’oro, oltre che un giocatore di grande talento e fisicità. Secondo me potrà diventare un vero campione.

Giravolta e parliamo di Legabasket: ha seguito la polemica a distanza Bulgheroni-Marino? Che idea si è fatto?

Conosco e stimo Toto, un’icona della nostra pallacanestro e un grande imprenditore. Io ho assistito personalmente alla discussione “incriminata” e dico che non è stata riportata in modo corretto: non ci fu alcuna volontà offensiva nelle parole pronunciate dal presidente Marino nei suoi confronti. Semmai è stato sbagliato l’approccio all’intera questione: quello di Bulgheroni non è un nome che puoi buttare lì sul tavolo tanto per… Il mio parere personale comunque è che un uomo del suo calibro possa fare benissimo in Lega, per rilievo personale ed esperienza.

Presidente, dove vede la sua Sassari fra tre mesi?

Non dobbiamo perdere la voglia di stupire: se andrà male, pazienza.

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