«Il Chievo è la mia vita. Varese, quel giorno sarò lì...»

«Il Chievo è la mia vita. Varese, quel giorno sarò lì...»

Inizia la serie A. E per noi inizia con l’intervista a Rolando Maran, allenatore dei veneti pronti alla salvezza I pronostici, i giovani, le nuove regole e una grande promessa al suo passato: «Tornerò a Masnago per la promozione»

In una serie A sempre più globalizzata con cinesi, americani, indonesiani ed addirittura hedge fund che spopolano senza escludere che magari qualche emiro potrebbe spuntare dalle dune di qualche deserto, esiste e resiste una realtà che fa solo del bene al calcio nostrano.

E riporta tutti a rifletter sui fondamentali del gioco del pallone.

Pur nel mutamento naturale dei tempi, delle idee e delle mode, Chievo conferma di avere delle radici molto solide e profonde, capaci di resistere ai tornado del calcio spettacolo e del calcio business.

Una quercia. C’è un presidente che sa far di conto con dentro il fuoco della passione ed un allenatore che sa come amare quella pianta e l’ha imparato fin da quando ne godeva della sua ombrosità: da giocatore.

Quello che comincia questa sera ad Udine è la decima stagione di fila in serie A per una squadra che rappresenta un quartiere, quello di Verona ed il quindicesimo complessivamente nella massima serie. Chi meglio allora di Rolando Maran, personaggio molto conosciuto e amato sotto il Sacro Monte per presentarne le prospettive e le aspirazioni.

Mister che serie A vedremo?

Molto equilibrata sia sopra che sotto.

E dunque per il suo Chievo la lotta per la salvezza sarà ancora più dura?


Difficile perché tutte le squadre hanno lavorato molto bene e poi alla fine del mercato mancano ancora dieci giorni. Vedo più equilibrio e quindi più difficoltà. Noi dovremo fare di tutto per mantenere la categoria e farlo con anticipo anche se ci daranno del filo da torcere.

Chievo è una realtà che conosce molto bene.


E’ la mia vita calcistica. Ci ho giocato in varie epoche ed ora sono anche l’allenatore.

In compagnia di un presidente come Campedelli che sembra di una razza in estinzione: ovvero i presidenti del territorio nonchè tifosi della propria squadra.


Al presidente c’è da fare solo un plauso perché ha grandi capacità manageriali ed insieme una passione, un cuore. E nelle cose mette sempre il massimo impegno. E’ diventato presidente quando ero ancora giocatore al Chievo.

Il campionato lo vincerà ancora la Juve?

Parte con un palmo davanti alle altre. Il divario però si è accorciato in particolare sul Napoli che sta dando continuità ad un gruppo e questo è fondamentale per ottenere risultati. Il Milan si è potenziato tantissimo e poi ci sono Inter e Roma.

Lei prima ha accennato ai dieci giorni che mancano ancora alla chiusura del mercato. Si comincia a dire che il 31 agosto è un termine troppo lungo. Che ne pensa?


A noi allenatori piacerebbe avere la squadra già fatta prima delle competizioni ufficiali, però questa è la realtà ed a questa dobbiamo adeguarci.

Se la sente mister di azzardare un nome di un giovane che ritiene possa esplodere quest’anno diventando una bella realtà del calcio italiano?

Noi al Chievo abbiamo provveduto ad effettuare dei ricambi tenendo sempre ben puntellato l’impianto della squadra. Abbiamo inserito dei ragazzi di prospettiva e punterei su Vignato, una ragazzo del 2000, che ho già fatto esordire lo scorso anno. Mi auguro che faccia bene e che bruci le tappe ed ovviamente anche altri.

Dopo un anno torna il derby con il Verona.

Ho sempre detto che questo dovrebbe essere un motivo di vanto per la città di Verona perché sono pochissime le città che in Italia hanno la fortuna di avere due squadre in serie A.

Che ne pensa del Var?


Abbiamo avuto in settimana l’incontro con Rosetti che si occupa appunto del Var e ci ha spiegato i meccanismi, spero che questo contribuisca a far calare le polemiche. Se usato bene penso possa essere vincente.
(Leggi anche: “L’occhio della giustizia: ecco il Var. Ed è sparita la tessera del tifoso)

Non esiste il rischio che la partita subisca troppo soste snaturando il gioco del calcio?

Si tratta di trovare il punto di equilibrio fra soste che non intacchino l’intensità della partita di calcio altrimenti verrebbe meno il fascino del gioco del pallone.

A Varese ci sono tifosi che sono anche fans del Chievo perché lei è su quella panchina.


Quando ripenso a quel campionato, quando ripenso che abbiamo davvero sfiorato la serie A, dentro sento un fuoco. Rivedo ancora quella partita con la Sampdoria con l’occasione a dieci minuti dalla fine e rivedo ancora la traversa di Neto Pereira nel primo tempo. L’avevamo quasi toccata la serie A.

Ora il Varese è in serie D, ma con ambizioni di promozione.


Auguro al Varese ed ai suoi tifosi un grande in bocca al lupo e mi piacerebbe essere a Masnago per la partita che lo riporta tra i professionisti.

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