«Il consiglio più prezioso di papà? Dare tutto quello che ho per Caja»
Natali al tiro contro la mano protesa di Jenkins in Varese-Venezia: è stato il suo esordio in Serie A (Foto by Varese Press)

«Il consiglio più prezioso di papà? Dare tutto quello che ho per Caja»

La scalata alla Serie A di Nicola Natali. E poi i derby, il gruppo e una città che ama già: «Non potevo chiedere di più»

Nicola Natali a 29 anni ha scelto di capovolgere il suo mondo. Ha scelto la Serie A, ha scelto di rischiare, ha scelto una via, ammettiamolo, non facile.

Perché dopo una carriera intera trascorsa in Serie A2, mettere per la prima volta il naso al piano di sopra a quest’età comporta diversi cambiamenti. E il motivo per cui non lo avesse mai fatto prima, nonostante le offerte ci fossero, lo aveva spiegato ai primi di settembre durante la sua presentazione ufficiale. Con queste parole: «Ci sono state occasioni in passato di provare la Serie A ma non me la sono mai sentita, non mi sentivo pronto a buttarmi all’arrembaggio in una categoria con molti stranieri e con gli italiani un po’ sacrificati. Ho sempre avuto una mancanza di fiducia in me stesso, negli ultimi anni avevo anche abbandonato il sogno della A, mi ero trovato una dimensione gratificante in LegaDue. Poi questa estate è cambiata la prospettiva con la proposta inaspettata di Varese, grazie ad un allenatore come Caja che mi conosce da anni. Varese è stata impossibile da rifiutare».

Ora la Serie A e Varese sono il suo presente: il piede sul parquet l’ha messo con costrutto in entrambe le prime uscite di campionato ed insieme ai compagni si sta preparando ad un altro derby, contro Cantù.

Nicola, come valuta questi primi scampoli di esperienza in massima serie?

Sinceramente aspettative non ne avevo, per me questa è una nuova avventura e non sapevo bene a cosa andavo incontro. Sapevo però, fin dall’inizio, di dovermi guadagnare ogni singolo secondo e minuto di gioco durante gli allenamenti ed il precampionato. Le aspettative più che altro le avevo e le ho su me stesso: voglio dimostrare di potermi giocare questa sfida che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare prima. Grazie al coach ho toccato il campo sia con Venezia sia a Milano, è stata una grande emozione. Una volta superata l’emozione, ho potuto dare una mano alla squadra. E mi sono sentito subito inserito in un sistema che funziona: forse per il fatto che ho una discreta esperienza, a 29 anni è tanto che gioco, ma anche perché abbiamo svolto tante amichevoli e tornei estivi in cui il coach ha dato tanti minuti a tutti.

Contro Milano è arrivata una sconfitta di un solo punto e qui ripetiamo un quesito sottoposto anche a Coldebella: quanto è grande il rammarico per la sconfitta e quanto grande la consapevolezza di essersela giocata con i migliori?

Sono entrambe grandi. Chiaramente appena finita la partita, personalmente, vedevo e sentivo soltanto grosso rammarico, avevo la sensazione che sarebbe bastato veramente poco per vincere e fare un’impresa che sarebbe rimasta. Per noi e per i nostri tifosi. Analizzandola dopo ti rendi conto di aver giocato contro una squadra da Eurolega, e riesci con il tempo a vedere le cose positive da riproporre per le prossime partite. Se riusciamo a ripetere questa difesa, questa aggressività, con la voglia di lanciarci su ogni pallone vagante e di cancellare gli avversari talentuosi, possiamo far bene.

Come state vivendo l’avvicinamento al derby con Cantù?

Capitanati da coach Attilio, in gruppo c’è talmente tanta professionalità nel lavoro di ogni giorno che non viene fatta distinzione nel preparare le partite. Anche le amichevoli in precampionato venivano impostate in maniera minuziosa e questo lavoro va al di là che sia un derby o no. Oltre a questo, percepisco un forte desiderio di vincere ed allo stesso tempo una grande rivalità tra Varese e Cantù, più accesa che con Milano. Sarà un elemento da mettere in più nel bagaglio lunedì.

C’è qualcosa che teme in particolare degli avversari di lunedì?

Avremo modo in questi giorni di studiarla ancora, però sicuramente dovremo stare attenti al loro talento offensivo, hanno un buon roster formato da giocatori stranieri ed italiani di alto livello, ad esempio Crosariol, Cournooh e Burns.

Arrivarci a quota zero punti vi pesa in qualche modo?

Sicuramente il fatto che Cantù venga da una vittoria importante può essere una spinta per loro. Per le nostre caratteristiche di lavoratori e di difensori essere a zero punti è uno stimolo ed un motivo di fame ulteriore. Sarà un bello scontro.

Come procede l’ambientamento in squadra ed in città?

Non potevo aspettarmi di meglio, sia sulla squadra che sul calore della città. Avevo il timore, venendo dalla A2, di trovarmi in un gruppo di tanti stranieri che fanno vita a parte. Abbiamo invece puntato molto fin da subito sul creare gruppo solido al di fuori dal campo. Per quanto riguarda la città sono stato accolto con grandi messaggi di benvenuto e di sostegno anche dopo la sconfitta con Milano. Sentiamo il calore ogni giorno.

Ultima cosa: suo padre Gino, uomo navigato nella pallacanestro italiana, le ha dato qualche consiglio per questa avventura varesina?

Io e lui abbiamo un rapporto speciale, ci scambiamo spesso opinioni, lui mi sprona mi dà diversi consigli. È la persona che maggiormente ha spinto affinché io provassi questo enorme salto di categoria, mi ha consigliato di dare l’anima in allenamento perché, conoscendo bene coach Caja, sa che al di là del talento e della nazionalità, lui premia chi difende e ci mette l’anima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA