Il re del Cuvignone: «Quassù 205 volte. Pensando a Marco»
Martino Caliaro in sella sulla salita del Cuvignone (Foto by Varese Press)

Il re del Cuvignone: «Quassù 205 volte. Pensando a Marco»

Martino Caliaro, una passione per la mitica salita: «Un giorno sì e uno no devo farlo, è più forte di me.Voglio arrivare a 250 scalate per la fine dell’anno»

Il Cuvignone è una delle grandi salite del ciclismo, non solo varesino, ma italiano. 9,5 chilometri di ascesa da Cittiglio, 11,2% di pendenza massima, strada stretta che non riposa quasi mai, solo un breve falsopiano incastonato tra le rampe incessanti. Su questi tornanti, restano impresse le orme di due campioni: Alfredo Binda ed Ivan Basso, che hanno fatto di questa strada la loro palestra ciclistica, su e giù, tre o quattro volte al giorno, per concludere l’allenamento.

I colori della natura

Il Cuvignone era il termometro del loro stato di forma, su queste rampe capivano veramente come stavano le gambe. Un po’ come il Carpegna per Marco Pantani. La salita di casa, che ti guarda negli occhi e non ti dice bugie. C’è un cicloamatore varesino che ama questa salita più di chiunque altro, e la percorre più volte al giorno. Appena stacca dal lavoro, monta in bicicletta e si immerge nella natura, tra gli alberi che avvolgono questo serpentone di strada che parte da Cittiglio. Lui si chiama Martino Caliaro, 26 anni, un passato da ciclista giunto alle porte del professionismo, che ora si diletta sulle strade del varesotto. Sul Cuvignone in particolare. Per un pomeriggio, decidiamo così di seguirlo, per gustarci un’ascesa fino alla vetta della salita. Ritrovo a Cittiglio, davanti alla Pasticceria Zanoni, a due passi dalle prime rampe.
Per Martino, in questo insolito e soleggiato pomeriggio di novembre, si tratta del tentativo numero 205 di questo 2015. Sì, vale la pena ripeterlo, perché il dato è impressionante: questo ragazzo ha scalato per 205 volte il Cuvignone dal 1 gennaio 2015. E allora via, partiamo, lui davanti sulle due ruote, noi dietro, sulle quattro. Nove chilometri e mezzo che Martino si mangia in 36 minuti, perché li conosce a memoria, in ogni loro dettaglio, in ogni tornante. Si alza sui pedali e poi si risiede sulla sella, sa quando aprire il gas e quando respirare. La giornata è stupenda, il sole bacia i colori autunnali della natura del Cuvignone, fa fin troppo caldo per essere a Novembre, ma ad un ciclista come lui non pare vero di poter pedalare con queste condizioni a dir poco favorevoli. Arrivati in cima, ci fermiamo a scambiare due chiacchiere.

Un idolo unico

È una salita per ciclisti veri, quando arrivi in cima al passo non puoi fare altro che prendere fiato e lanciarti in discesa. E così fa Martino, il sole è ancora alto nel cielo, quindi c’è tutto il tempo per salire un’altra volta. Ad inizio salita, ci chiedevamo come fosse possibile percorrere la stessa salita per oltre duecento volte in un anno, senza annoiarsi un po’. Ecco, non abbiamo nemmeno avuto bisogno di chiederglielo, perché la risposta ce la siamo data da soli allo scollinamento. Il Cuvignone è stupendo, incontaminato, privo di traffico. Quando lo scali, ti immergi in un mondo diverso, lontano, tra gli alberi ed i prati. In lontananza sorridi al Lago Maggiore, mentre sotto i pedali la strada non ti concede tregua. Martino, il protagonista principale di questa storia, mentre noi fantastichiamo è già risalito in sella, si copre con una mantellina color giallo Pirata e scende verso Porto Valtravaglia. Ed il giallo color Pirata non è casuale, perché il suo idolo di una vita intera è Marco Pantani. L’obiettivo stagionale è uno solo, arrivare a 250 scalate entro il 31 dicembre. Che dite, facciamo il tifo per lui?


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