«Il Varese è questione di famiglia»
Isacco Sandrinelli e la compagna Elisa sono diventati genitori di Clarissa lo scorso 26 dicembre

«Il Varese è questione di famiglia»

Isacco Sandrinelli e la compagna Elisa allo stadio con la piccola Clarissa: «12 giorni e già al Franco Ossola...»

La fine del 2016 è stata particolarmente dolce per Isacco Sandrinelli, presidente del Club Passione Biancorossa. Il grande tifoso del Varese, presente in casa ed in trasferta, è diventato padre di Clarissa, nata lo scorso 26 dicembre. Un momento di grande gioia per lui e per la sua compagna Elisa, che da sempre lo accompagna a vedere le imprese del Varese. La bimba, e non poteva essere altrimenti, è stata accolta dagli amici con una maglia biancorossa, perché le passioni vanno tramandate fin dal principio. Talmente dal principio che, domenica scorsa contro il Cuneo, la piccola Clarissa ha fatto immediatamente il suo debutto al Franco Ossola, anche se solo nei minuti finali della partita.

Avete voluto mettere le cose in chiaro fin dall’inizio, giusto?

Sì, Clarissa ha fatto il suo “esordio” da tifosa domenica, però siamo arrivati nelle battute conclusive della partita. Diciamo che la sua prima volta a Masnago è stata a soli dodici giorni di vita. A suo modo, un record.

La famiglia biancorossa si allarga...

Se prima ci trovavate allo stadio in due, io e Elisa, ora saremo sempre presenti in tre, perché ci poteremo dietro Clarissa, in casa ed in trasferta. Le passioni si tramandano e non si abbandonano.

Quando è nata la tua per il Varese?


Sono sempre stato tifoso del Varese, fin da bambino. Venivo a vederlo negli anni buoni, ricordo una volta quando vidi Zico con l’Udinese in Coppa Italia, proprio contro il Varese: fu un’emozione grandissima. La passione non è mai cambiata a dire il vero, anzi crescendo ho avuto ancora più possibilità di seguirlo.

L’esperienza di Passione Biancorossa ti aiuta in questo?

È molto bello seguire le partite con il Club Passione Biancorossa. Io ne sono presidente da un anno, da quando è iniziata l’avventura in Eccellenza. Però sono sempre stato tesserato e mi è sempre piaciuto farne parte. La cosa che più mi riempie di orgoglio è che ogni singola domenica dalla ripartenza in Eccellenza, il nostro pullman è pieno come se si andasse a vedere una partita di Serie B. Ed è per questo che lo organizziamo sempre, perché sappiamo quanto i tifosi tengano a questa squadra, a prescindere dalla categoria.

Con l’Eccellenza è nata anche l’idea di un’associazione dei tifosi. Una proposta non molto comune nel mondo calcistico italiano.


Sono d’accordo, anche perché mi sembra, da che io sappia, che esista solo a Parma una associazione che unisce tutti i club di tifosi. Diciamo che a Varese è nata appunto per fare da anello di congiunzione tra tutti i club che seguono questa squadra, con l’intento di organizzare iniziative comuni ma anche di vivere questa passione tutti insieme. Ultimamente forse abbiamo lavorato un pochino meno però siamo riusciti ad organizzare la cena di Natale. In generale ci siamo mossi molto, ed è bello, positivo.

Venendo al lato sportivo, come giudica questa stagione del Varese?

Sarò sincero, me l’aspettavo così difficile: ho sempre pensato che non sarebbe stato semplice e che ci avrebbero fatto sudare sette camicie. La stagione in Eccellenza, un po’ per le avversarie ed un po’ anche per l’onda di entusiasmo che ha accompagnato la ripartenza, è stata semplice. Paradossalmente credo che la Serie D per noi sia più difficile rispetto ad una Lega Pro: in D il calcio è più aggressivo, fisico, maschio, non ti lasciano giocare. Ho sempre pensato fosse un campionato difficilissimo. E di certo non ci troveremo a festeggiare a marzo come un anno fa, anche perché non è da noi, a noi piace soffrire. Ma preso o tardi ce la faremo e quando saremo in Lega Pro, staremo tutti meglio.

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