«O lo ami, o lo odi. Corri a -8° nel fango il ciclocross è vita»

«O lo ami, o lo odi. Corri a -8° nel fango il ciclocross è vita»

Stefano Sala: diciassette anni di Lonate Ceppino e maglia rosa al Giro d’Italia di ciclocross

Se nel ciclismo su strada le nuove generazioni varesine fanno un po’ fatica, nel ciclocross a tenere alta la bandiera della nostra provincia c’è soprattutto Stefano Sala. Classe 1997, 18 anni da compiere, è di Lonate Ceppino, corre per la Selle Italia Guerciotti Elite, ed è un campioncino pronto ad affermarsi anche nel ciclismo.

Ma la sua grande passione, il suo primo grande amore, è il ciclocross, nonostante sia una delle discipline più difficili e dispendiose. Campione italiano per la categoria Allievi nel 2012 a Bolzano. Fresco di maglia rosa al Giro d’Italia Ciclocross appena conquistata, è settimo nella classifica mondiale Juniores. Nell’ultimo weekend si è classificato secondo ai campionati italiani a Pezze di Greco, in provincia di Brindisi.

Ripartiamo da qui, è un secondo posto conquistato o una vittoria sfumata?

Assolutamente una vittoria sfumata. Puntavo a vincere, sono molto competitivo e nel ciclocross vorrei vincere tutto io. Sono arrivato secondo per un pelo.

Ti puoi però consolare con la vittoria del Giro d’Italia.

Certo, è una grande soddisfazione perché chi vince il Giro d’Italia dimostra di essere il più continuo. Chi vince il campionato italiano è il più forte quel giorno. Anche se forse, a livello generale, il campione italiano viene più considerato.

Raccontaci la tua vittoria al Giro.

Inizialmente è giusto precisare che il Giro d’Italia Ciclocross è organizzato diversamente rispetto a quello su strada. Si corrono cinque tappe, non consecutive. Il nostro è iniziato ad ottobre e si è chiuso il 6 gennaio a Roma. Altro particolare: la classifica è a punti, non a distacchi, quindi in base ai piazzamenti. Io ho vinto una sola gara su cinque, all’Isola d’Elba, ma sono sempre andato a podio.

Stefano, come mai la scelta del ciclocross?

Diciamo che non sono stato io a scegliere il ciclocross, è stato il ciclocross a scegliere me. Ho iniziato a correre relativamente tardi, nel 2010, a 13 anni. Ho deciso di iniziare nel periodo invernale, e si poteva fare solo ciclocross.
Ci siamo trovati, è stato amore a prima vista. Ho provato il ciclocross e non l’ho più abbandonato, anche perché ho iniziato subito a fare buoni risultati.

Quando è logorante a livello fisico?

Parecchio, o lo ami o lo odi. Perché si corre d’inverno, a temperature molto basse. La patria di questa disciplina è il Belgio, ma anche l’Olanda. Recentemente ho corso una gara in Belgio a -8 gradi. È molto dura. Però è uno sport bellissimo.

Nel tuo futuro c’è solo questa disciplina?

No no, adesso per mantenere allenata la gamba farò un’intera stagione su strada, con la Nuova Fagnano. Intera o quasi, perché a fine settembre ripartono gli appuntamenti di ciclocross.

Ti dedichi al ciclismo su strada solo per allenare la gamba?

In teoria si, in pratica no. Perché come detto prima sono competitivo, quindi voglio fare risultati anche su strada. Nel ciclocross voglio vincere tutto, su strada mi accontenterei di far bene. Vado forte in salita, poi ci sono esempi di campioni che hanno vinto sia nel ciclocross che su strada.

Per esempio?

Fabio Aru. Ha vinto nel ciclocross, va forte in salita e l’abbiamo visto al Giro e al Tour. Poi Cadel Evans, dalla mountain bike alla maglia gialla del Tour.

Il tuo prossimo obiettivo?

Il campionato del mondo del mese prossimo in Repubblica Ceca: conto di entrare nei primi cinque.

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