«Ritornare alla Pro? Potrei anche pensarci»

«Ritornare alla Pro? Potrei anche pensarci»

Il nostro Giovanni Toia ha intervistato Roberto Vender, ex patron dei Tigrotti

A fine maggio sono già sette anni che Roberto Vender e la sua famiglia hanno lasciato la Pro Patria. Non un tempo spaziale, ma sono state annate talmente intense e vincenti, ma anche aggrovigliate e in certi momenti anche drammatiche le vicende che si sono rincorse dalle parti dello Speroni, che sembrano trascorse ere da quando i Vender lasciarono la Pro Patria il 25 maggio 2008. Una domenica bestiale con la retrocessione che arrivò grazie ad un gol del veronese Zeytulaiev fortunato nell’infilare un pertugio fra il palo ed Anania al novantesimo. Ma i Vender avevano lasciato in eredità una società sana, pulita, con la partita doppia in perfetto equilibrio che qualcuno pensò a trasformarla in “zoppa”. Quella oculatezza contabile unita all’onestà gestionale permisero alla Pro di essere ripescata nel giro di qualche settimana. Nessuno a Busto l’assaporò come una retrocessione.
Il cuore dei Vender è sempre rimasto lì allo Speroni nonostante si siano dedicati all’attività calcistica giovanile in quel di Milano con la Macallesi, una società storica che ha sempre privilegiato l’attività per i ragazzi. «Non dimenticheremo mai quegli anni alla Pro perché fanno parte di noi, della nostra storia, ci hanno accompagnato per otto anni e sono stati importanti ed anche belli con la promozione del 2002 che pareva una chimera ad un mese dalla fine del campionato», ricorda Roberto Vender lasciando intuire che quei tempi fanno parte di un capitolo chiuso, ma la passione per il calcio esiste eccome e non si è mai appannata quella per la Pro Patria.

È possibile un suo ritorno?

In questi anni non ho più sentito nessuno. Nessuno mi ha interpellato.

Questa si che è una notizia sensazionale: vorrebbe dire che se qualcuno l’avesse chiamata lei avrebbe preso in esame la proposta?

Per natura non ho mai chiuso la porta a nessuno. Se qualcuno mi avesse interpellato, avrei ascoltato quanto aveva da dire sulla Pro Patria. E se adesso qualcun altro ha una sua proposta, ci sediamo al tavolo e discutiamo il progetto. Diciamo che non ho pregiudizi.

Voglia di calcio o nostalgia della Pro Patria?

Faccio una precisazione per non alimentare illusioni o interpretazioni un po’ troppo allargate. I tempi sono diversi da quando ero alla Pro Patria; la crisi economica ha cambiato molte cose ed anche diverse prospettive nel mondo del lavoro ed anche in quello del calcio. Ciò non vuol dire che non sia disposto a prendere in esame una proposta per un lavoro comune con altre persone. Non è più il tempo di fare pazzie e quindi di andare da soli nel calcio come abbiamo fatto come famiglia. Con altre persone che hanno un progetto serio, valuterei.

L’intervista completa su La Provincia di Varese in edicola venerdì 1 aprile.


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