«Se segno una doppietta, poi...»

«Se segno una doppietta, poi...»

Riccardo Barzaghi, Tigrotto classe 1996. Giovane, ma ha già le idee chiare su quello che vuole

Curriculum di tutto rispetto per un giovane che si sta ben disimpegnando sulla corsia mancina in casa Pro Patria, Riccardo Barzaghi è arrivato questa Estate in biancoblu e si è da subito dimostrato uomo su cui fare affidamento anche in virtù della giovane età. Classe 1996 dimostra di sapere già quel che vuole.

Come vanno le cose in vista della gara di domenica?


Abbiamo caricato bene, dopo aver ricominciato il 27 abbiamo lavorato come c’era da lavorare, siamo concentratissimi, arriveremo in forma.

La pausa è servita?

A me molto a livello fisico, a livello mentale no, anche in vacanza ero sempre sul pezzo.

L’ultima non è stata bellissima però sotto questo profilo…

Io ero reduce da una settimana di febbre, ho fatto il primo tempo in panchina e a vederla da fuori sembrava avessimo l’approccio sbagliato alla gara. Errore che non si ripeterà.

Definiamo Bonazzi con tre aggettivi?


Mordente. Offensivo, sotto il profilo del gioco ovviamente. Il terzo è quello di definirlo come una brava persona, io l’ho avuto anche all’Albinoleffe, abbiamo un rapporto speciale.

Raccontiamo da dove vieni?


Sono cresciuto a Trezzo sull’Adda, ho fatto i primi due anni di scuola calcio allenato da Pulici, grande gloria granata, prima di passare all’Inter dove sono rimasto per 6 anni fino ai Giovanissimi nazionali. Successivamente sono passato all’Albinoleffe dove ho collezionato anche 13 presenze in Lega Pro esordendo allo Speroni proprio contro la Pro Patria. L’anno scorso ero a Lecco, ora sono qui a Busto Arsizio.

Personalmente meglio con la difesa a 4 o il centrocampo a 5?


Ho sempre fatto il terzino, ma se dovessi scegliere devo dire che mi piace di più fare il quinto di centrocampo perché non ho davanti nessuno e posso gestire la fascia come meglio credo.

I cross però, soprattutto nella prima parte di stagione, erano un po’ il tuo tallone d’Achille. Ora c’è da dire che vanno migliorando…


Perché arrivavo sempre stanco, non ero abituato, è una questione di passo. Ora ho imparato a prendere le misure, ma nelle giovanili ho sempre battuto calci d’angoli e punizioni.

Quale è stato il sacrificio più grande che hai dovuto fare per diventare calciatore?

Calciatore non lo sono ancora, ho ancora moltissimo da lavorare. Certo è stata dura quando ero a scuola, mangiavo un panino dopo le lezioni, correvo al campo, mi allenavo e tornavo a casa senza uscire la sera. Così giorno dopo giorno, tutti i giorni.

Il tuo sogno nel cassetto?

Giocare la Champions League.

Il tuo obiettivo stagionale personale?

Il mio obiettivo personale è quello di squadra, voglio vincere. Se dovessi dirne proprio uno direi qualche gol da mettere a segno, ma se vinciamo va bene tutto.

Il compagno di squadra che vorresti sempre con te?

Ferraro, un grandissimo professionista, quando inizia l’allenamento mette giù la testa e inizia a lavorare duramente. Un grandissimo esempio per me, mi sprona di continuo.

Il compagno di spogliatoio che vorresti sempre con te?


Sicuramente il trio Pedone, Zaro, Mauri perché portano sempre allegria, c’è da divertirsi.

Proprio Pedone ci ha raccontato di una croce fatta con lo scotch al tuo posto quando sei stato assente per influenza, ti sei vendicato?


È stato molto divertente, ma adesso Pedone è ammalato…vediamo quando torna.

La pazzia che non hai mai fatto?


Tornare a casa a piedi dopo una doppietta.

La prendiamo come promessa?

Non succederà mai, ma sì, è una promessa!

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